Case popolari, non si fa manutenzione ma c'è un tesoretto da 200 milioni

Tra le pieghe del bilancio regionale si scopre la cifra, che resta "immobilizzata" in un fondo pluriennale. E Aler non riesce a progettare gli interventi

Case popolari a Milano

Si dice spesso che non ci sono soldi per tutto quello che bisognerebbe fare nei quartieri di case popolari di Milano, tra palazzine da ristrutturare e altre da abbattere. Ma una attenta lettura del bilancio di Regione Lombardia e di Aler (strettamente collegati) rivela un'altra possibilità: che i soldi in realtà ci siano (magari non "a palate"), ma non vengano utilizzati.

Sono 198 i milioni di euro non spesi, tutti vincolati all'edilizia residenziale pubblica, iscritti a bilancio in un fondo pluriennale, secondo quanto scoperto dal Partito Democratico e denunciato dalla consigliera regionale Carmela Rozza, che ha annunciato quattro ordini del giorno per chiedere che questo denaro venga speso, visto che ci sono esigenze di manutenzione sia ordinaria sia straordinaria. E quelli spesi? Appena 46 milioni, meno dei 72 impegnati nell'annualità.

Secondo Rozza, Aler non spende i soldi perché mancano gli esperti a cui affidare i progetti. Lo si evince dalla relazione del collegio sindacale al bilancio consuntivo 2018 di Aler Milano, dove si legge tra l'altro: «Per (..) le manutenzioni, va sottolineato il fatto, quasi paradossale, secondo cui Aler Milano ha già conseguito l'approvvigionamento finanziario necessario per l'esecuzione dei progetti manutentivi già approvati, ma, di fatto, risulta nell'impossibilità di realizzare tali interventi per mancanza di adeguate professionalità da dedicare alle attività di progettazione». 

Un j'accuse piuttosto pesante. Che sottintende non la mancanza di risorse, come spesso si crede, ma l'incapacità di utilizzarle. Ma c'è un altro aspetto: che fine ha fatto il piano di risanamento specifico per Aler Milano? Per Rozza è «sostanzialmente fallito»: i debiti del 2018 ammontano a 449 milioni, soltanto 29 in meno rispetto all'anno precedente. Il piano, è opportuno ricordarlo, scade il 31 dicembre 2019, e non può essere prorogato salvo che con un'apposita legge regionale.

Il sostanziale fallimento del piano si evince, ancora una volta, dai revisori che, nella loro relazione, sottolineano i futuri debiti dell'azienda e, come prima soluzione, indicano la necessità di un «supporto strutturale e continuativo all'azienda» da parte di Regione Lombardia e degli altri enti locali interessati. In parole più semplici: nonostante il piano di risanamento, o gli enti pubblici (Regione in primis) inietterano denaro in modo strutturale, o Aler Milano morirà. 

carmela rozza 2019-2

La prima soluzione proposta dal Pd è quella di costituire una task force di architetti per superare la mancanza di professionisti. Secondo Rozza questa task force potrebbe essere costituita o dentro la stessa Aler o dentro Aria, ex Infrastrutture Lombarde. Allo stesso tempo va costituita una "centrale appaltante" successiva all'elaborazione dei progetti. «E' vero che gli appalti sono complicati nel nostro Paese, ma qui il problema è ancora prima: se non si fanno i progetti, non si possono nemmeno fare gli appalti», spiega Rozza.

Via Bolla, abbattimenti più vicini

Seconda questione, utilizzare da subito i 198 milioni di euro non spesi ma immobilizzati. Soprattutto a Milano, dove diversi quartieri popolari hanno enormi problemi di manutenzione, a partire da via Bolla (dove gli immobili andrebbero abbattuti e ricostruiti, ma si può fare solo se prima si fanno i progetti e poi si sgombera, tenendo conto dei regolari e degli onesti), per finire con via Gola, via Pichi e via Borsi. Ma altri quartieri soffrono: da San Siro a Calvairate, da Stadera a Corvetto, da Gratosoglio a Tessera. «Non parliamo poi - continua Rozza - dei contratti di quartiere stipulati nel 2005, che dovevano terminare nel 2010 e invece non sono ancora terminati».

E quanto ai problemi finanziari di Aler Milano dopo la fine del piano di risanamento, per Rozza e il Pd è necessario elaborare un piano industriale che, come suggerito dai revisori, porti la Regione a farsi carico di garantire risorse in modo strutturale.

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