Cam minori, garante infanzia regionale: "Dobbiamo salvarlo"

Massimo Pagani visita la struttura e poi attacca: "Logiche di cassa dietro motivazioni burocratiche"

Palazzo Isimbardi (sede della città metropolitana)

E' sempre a rischio chiusura il Cam (Centro assistenza minori), che si occupa di assistere bambini da zero a sei anni allontanati dai nuclei familiari su provvedimento del tribunale per i minorenni. Il nodo da sciogliere, che ha anche diviso la politica, riguarda l'attribuzione di competenza tra comune, regione e città metropolitana.

Massimo Pagani, garante regionale dell'infanzia, prova a farsi sentire: lunedì 26 ottobre ha visitato il Cam e poi ha invitato tutti gli enti locali (regione, città metropolitana di Milano e comune di Milano) a mettersi intorno a un tavolo con lui per trovare una soluzione che scongiuri la chiusura.

«Dietro motivazioni burocratiche si privilegiano logiche di cassa», ha affermato nettamente Pagani, che del resto conosce bene il Cam essendo stato assessore provinciale alle politiche sociali nella giunta di centrodestra di Guido Podestà. «Questo Cam era stato addirittura individuato come il cardine di un 'Polo' per l'infanzia di carattere internazionale. 

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Il Cam è sempre stato gestito dalla provincia: con l'istituzione della città metropolitana e con la legge regionale sulle competenze, si è di fatto "perso". Nessuno deve più occuparsene. In questo passaggio la regione è stata contestata perché avrebbe appunto "dimenticato" di includerlo nelle competenze della nuova città metropolitana (competenze che appunto devono essere fissate dalle regioni, in un'ottica leggermente diversa da quel principio "di sussidiarietà" che vorrebbe l'esatto opposto, cioè alle regioni il residuo di ciò che non spetta agli enti più piccoli). La regione d'altra parte ha risposto che non compete a lei stabilire chi si deve occupare di queste cose, e dunque dovrebbe essere il comune a farsene carico in automatico, insieme alle generiche politiche sociali.

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