Città Metropolitana, rischio dissesto. Consiglieri pronti a dimissioni di massa

All'appello mancano 47 milioni. Il 6 luglio l'incontro col governo

L'aula della Città Metropolitana

Guai di bilancio per la Città Metropolitana, l'ente che ha sostituito la Provincia di Milano. I consiglieri non hanno approvato il bilancio di previsione (con scadenza il 30 giugno) e sono pronti a dimissioni di massa se il governo - il 6 luglio - non consentirà un rinvio dei termini. Ma perché si è arrivati a questo punto? Semplice: uno squilibrio sulle partite correnti di 47 milioni di euro, a fronte di entrate per circa 406 milioni. 

La situazione è però più complessa e ha del beffardo. I conti sarebbero infatti a posto (le uscite sono pari a 310 milioni di euro) se non fosse per i 165 milioni da girare allo Stato come "contributo al risanamento". Lo rende noto Franco D'Alfonso, consigliere metropolitano delegato al bilancio, che è pronto a dimettersi in ogni caso, forse anche se il governo concederà un rinvio.

Ma, se Palazzo Chigi non lo concedesse, la situazione si farebbe drammatica per l'ente: si avvierà infatti un percorso amministrativo che potrebbe concludersi con il dissesto finanziario. E il 17 luglio è prevista la visita di una delegazione di tecnici di Palazzo Chigi e del Ministero dell'Economia e Finanze. «Il rinvio è necessario anche per rendere significativa e non del tutto inutile questa visita», spiega D'Alfonso.

I numeri in dettaglio

Come si è detto, la Città Metropolitana vanta entrate correnti per 406 milioni di euro a fronte di 310 milioni di uscite, oltre a 165 milioni di contributo al risanamento da girare allo Stato. C'è poi un debito ereditato dalla vecchia Provincia, che ammonta a 600 milioni di euro e che finora è sempre stato pagato.

«Siamo davanti a una sorta di federalismo al contrario che se non si porrà un rimedio efficace definitivamente, porterà alla fine dell’esperienza della Città metropolitana, almeno nella forma che abbiamo conosciuto fino ad adesso», ha dichiarato D'Alfonso, facendo anche notare che - rispetto alle uscite correnti - a non essere vincolati (e quindi con destinazione "liberamente" scelta dalla politica) sono solo 48 milioni, anche se poi la politica non è così libera di deciderne la destinazione visto che, ad esempio, 28 milioni vanno alle utenze.

Che cos'è la Città Metropolitana

Facciamo un passo indietro per capire che cos'è la Città Metropolitana. L'ente - previsto dalla Costituzione - è sorto in sostituzione della Provincia in alcuni grandi agglomerati italiani. Le Città Metropolitane sono 14 e, in 13 casi, coincidono anche territorialmente con le vecchie Province. Soltanto a Cagliari si è approfittato dell'occasione per ridefinire i confini, creando la Provincia del Sud Sardegna, con capoluogo Carbonia e i territori delle ex Province di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e, appunto, parte dell'ex Provincia di Cagliari.

Questo è già, forse, un primo vulnus storico. Se la Città Metropolitana doveva superare la Provinicia, come ente territoriale, conveniva forse che la superasse anche come concetto. Si poteva fare come a Cagliari, dove si è preferito concentrare la Città Metropolitana in un'area di 17 Comuni in tutto, intorno al capoluogo, avvicinando il nuovo ente ad un concetto come quello di "hinterland", o poco più, in funzione della futura gestione di servizi pubblici a livello integrato e non separato. 

Oppure si poteva allargare (anche di molto) il concetto di agglomerato "calamitato" da Milano, considerando sua Città Metropolitana un territorio ben più esteso della vecchia Provincia di Milano: esteso fino a Varese, a Como, a Novara e anche in altre direzioni, verso Pavia, Bergamo, Piacenza. Territori che, sia pure in modo non esclusivo, gravitano di fatto su Milano e, per certi servizi, con Milano avrebbero bisogno di un raccordo e di una integrazione continui nel tempo.

In ogni caso, per non creare semplicemente una "brutta fotocopia" dell'esistente, la nuova Città Metropolitana avrebbe potuto (o dovuto) superare anche il Comune capoluogo, "eliminando" la figura e il ruolo del sindaco, della giunta e dei consiglieri comunali. Di Palazzo Marino, in pratica. Equiparando i nuovi Municipi milanesi (anche qui, che ricalcano perfettamente le vecchie Zone, e invece forse si poteva osare di più) a tutti i Comuni della futura Città Metropolitana. 

La permanenza del sindaco del capoluogo (e della struttura centrale) e l'equiparazione territoriale perfetta della Città Metropolitana con l'ex Provincia, con l'aggravante dell'elezione indiretta ("di secondo grado") dei consiglieri metropolitani, che vengono sì eletti, ma solo dai consiglieri comunali e dai sindaci e non dall'intera popolazione, ha fatto il resto.

Per di più, con la Legge Delrio, i poteri delle Città Metropolitane sono stati ulteriormente ridotti, demandando alle Regioni il compito di definirne dettagliatamente le attività. E, sotto la guida della Lega Nord (da sempre contraria alle nuove Città Metropolitane), la Regione Lombardia ha avocato a sé molti dei poteri della vecchia Provincia

La Città Metropolitana di Milano, oltre ad avere ereditato i debiti della Provincia, fin da subito ha avuto difficoltà a "chiudere" il bilancio e, per questo, ha messo in vendita alcuni palazzi di sua proprietà. Forse, però, una migliore "ingegneria istituzionale" sarebbe stata buona cosa.

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