Ruby Ter, «Barbara Guerra minacciava di dare le foto del Bunga Bunga ai giornalisti»

La deposizione dell'architetto che trovò due ville in Brianza che Berlusconi diede in comodato, a sue spese, a due show-girl che avevano partecipato alle cene di Arcore

Silvio Berlusconi pagò circa un milione e 600 mila euro per acquistare due ville di Bernareggio in cui andarono a vivere Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli, completamente gratis, senza nemmeno dover pensare alle utenze, con la formula del comodato d'uso. Lo ha spiegato l'archittetto Ivo Redaelli al processo Ruby Ter, nel quale l'ex premier è accusato di corruzione di testimoni nel procedimento principale riguardante il caso Ruby.

Durante le indagini era emerso che diverse ragazze (che erano state ad Arcore, nella residenza dell'allora presidente del consiglio, in occasione delle "cene eleganti") avevano ricevuto dei "benefit" di vario genere, tra cui (nella maggior parte dei casi) un'abitazione a disposizione. Secondo l'accusa questi "benefit" erano serviti, sostanzialmente, a "comprare" il silenzio delle giovani modelle e show-girl su quanto accadeva durante le cene: ovvero, sempre stando alle indagini del caso Ruby, prostituzione anche minorile (reato per il quale comunque Berlusconi è stato assolto in Cassazione).

Il processo Ruby Ter, dunque, si incentra proprio sui vantaggi economici derivati alle ragazze dei "Bunga Bunga" di Arcore. Secondo la testimonianza resa da Redaelli, Berlusconi lo incaricò professionalmente di trovare immobili per investire. Poi, nelle due ville di Bernareggio indicate dall'architettto e comprate dall'ex premier, andarono a vivere le show-girl. Redaelli ha precisato comunque di non avere mai saputo che questa fosse l'intenzione o, per meglio dire, la destinazione finale delle due ville.

Il teste ha anche spiegato che Guerra avrebbe minacciato di "cantare" se non le fosse stata data un'abitazione, ed in particolare avrebbe minacciato di diffondere fotografie e video da lei conservate nel cellulare. Foto e video che Redaelli non ha mai visto ma, desume, ritraevano Berlusconi in modo "sconveniente", come ad esempio in maglioncino o in canottiera.

Berlusconi dunque, un po' per evitare questo rischio e un po' perché si dispiaceva che le ragazze sue ospiti non riuscivano più a lavorare a causa dell'esplosione di popolarità legata a doppio filo con le vicende del "Bunga Bunga", si era messo a disposizione per procurare loro le abitazioni. Secondo il teste, Guerra era particolarmente agguerrita, anzi dava "in escandescenze" anche per delle lampadine rotte.

Barbara Guerra condannata, insultò la D'Urso

Nel 2018 Barbara Guerra è stata condannata dal Tribunale di Monza a sei mesi di reclusione per diffamazione aggravata nei confronti della presentatrice di Mediaset Barbara D'Urso. La vicenda risale al 2013, quando la D'Urso mandò in onda a Pomeriggio Cinque un servizio sulle "olgettine", ovvero le ragazze che avevano partecipato alle cene di Arcore. Un servizio non gradito dalla Guerra, che in risposta pubblicò sul proprio profilo Instagram alcune foto della D'Urso (poi rimosse) e commenti non esattamente eleganti. Di qui la guerra giudiziaria tra le due Barbara, culminata con la condanna per la Guerra (anche a un risarcimento).

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«La puttana del presidente non la vuole nessuno»

Con queste parole Barbara Guerra spiegava, in alcuni messaggi alle amiche (anch'esse partecipanti alle cene di Arcore), la sua situazione lavorativa, aggiungendo anche «sono zitella a 35 anni», e mostrava di avere bisogno dei soldi provenienti dal ragioniere di fiducia di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, per continuare a vivere. In un caso, per esempio, lamentandosi di non avere ancora ricevuto in consegna un'automobile, scrisse direttamente a Spinelli: «Dica al presidente che sono nella merda per colpa sua. Sto aspettando ancora la consegna della vettura. Andrò con il mio legale in questura se non mi risolve i problemi che mi ha recato. Ho urgenza per la vettura, ragioniere. Grazie». In un messaggio a Ioana Visan, invece, spiegava più direttamente il concetto: «Sono nella merda per colpa del presidente, domani butto giù il cancello di Arcore, vado a rubargli una macchina al vecchio». Tutte parole finite agli atti del processo Ruby Ter.

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