Incendio in via Chiasserini, Monguzzi: "Trattare gli impianti dei rifiuti come siti a rischio"

La commissione ambiente a Palazzo Marino. Intanto l'Arpa rassicura: non c'è emergenza diossina

L'incendio in via Chiasserini (foto Enrico Fedrighini, Fb)

Prosegue la linea dura, nei corridoi e negli uffici di Palazzo Marino, riguardo ai rifiuti. Nel giorno in cui la squadra mobile della polizia, a cui sono affidate le indagini sull'incendio di via Chiasserini, può finalmente accedere al capannone di proprietà di Ipb per effettuare un sopralluogo, si è riunita la commissione ambiente del Comune di Milano.

Nei giorni scorsi il sindaco Beppe Sala e l'assessore all'ambiente Marco Granelli avevano puntato il dito sul fatto che, nel sito di via Chiasserini, non ci sarebbero dovuti essere rifiuti perché la società Ipb Italia (diversa da Ipb, a cui quest'ultima avea dato l'uso del capannone con la cessione di ramo d'azienda) non aveva le autorizzazioni necessarie alla raccolta dei rifiuti. E infatti a luglio un'ispezione aveva certificato che il capannone fosse vuoto, mentre una seconda ispezione, giovedì 11 ottobre, aveva invece trovato il capannone stracolmo di rifiuti.

I consiglieri comunali vanno ora oltre. "L'intervento del Comune, dell'Arpa e dell'Ats nel caso di via Chiasserini è stato serio ed efficace", fa notare Carlo Monuguzzi del Partito Democratico, presidente della commissione ambiente, "ma gli incendiari vanno troppo più veloci di noi": serve quindi cambiare qualcosa, per prevenire gli incendi dolosi "ad opera della criminalità organizzata ma anche della micro criminalità locale".

Via Chiasserini, valori diossina alti ma no emergenza

Le proposte: trattare gli impianti con la direttiva Seveso

Dalla commissione sono uscite proposte di rottura. Per Monguzzi gli impianti di stoccaggio dei rifiuti devono essere sottoposti a controlli speciali da parte delle forze dell'ordine, proprio come avviene per i siti sensibili (sedi istituzionali, di ambasciate, di consolati e così via). E devono essere considerati impianti a rischio.

Monguzzi richiama la direttiva europea 501/1982, soprannominata "direttiva Seveso" perché ispirata dall'incidente avvenuto a Seveso nel 1976 quando a causa di un'avaria fuoriuscì la diossina dalla fabbrica dell'Icmesa al confine tra Seveso e Meda, causando quello che viene considerato uno dei più grandi disastri ambientali della storia moderna.

In particolare, per Monguzzi occorre un piano d'intervento nel caso di incendio di rifiuti stoccati, che preveda al limite l'evacuazione degli abitanti ma, soprattutto, un perfetto coordinamento tra tutte le istituzioni, ciascuna con un suo ruolo ben definito a priori. E poi un protocollo di informazione immediata per i cittadini con un vademecum sulle norme di comportamento, tra cui eventuale necessità di chiudere le scuole, di tenere chiuse le finestre, di evitare di stare all'aria aperta e così via.

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