Macao, sfiorata la rissa in consiglio comunale sul centro sociale di viale Molise

Si discuteva lo stralcio della palazzina dall'elenco degli edifici comunali da vendere. Bagarre su un ordine del giorno che chiedeva il dialogo con Macao

La palazzina occupata da Macao

Era da molto tempo che non accadeva. Giovedì 31 gennaio l'aula di Palazzo Marino ha seriamente rischiato di trasformarsi in un ring. Non che i toni nel "parlamentino" comunale non siano mai accesi, beninteso. Ma di solito restano, appunto, toni. Il tema del contendere era il centro sociale Macao, un collettivo di giovani antagonisti che, dal 2012, occupa una palazzina liberty in viale Molise, ex borsa del macello da tempo dismessa.

Il Comune di Milano, che da gennaio 2018 è proprietario dell'edificio (prima di Sogemi) per un vecchio debito da saldare, l'aveva inserito nel fondo immobiliare gestito da Bnp Paribas con l'intenzione di venderlo. Il complesso delle palazzine liberty era stato valutato oltre 22 milioni di euro dall'assessore al bilancio Roberto Tasca. 

Poi la svolta: la giunta ha deciso di stralciare le palazzine liberty dall'elenco degli edifici di cui liberarsi. Il centrodestra ha dato battaglia ritenendolo un "aiuto" al centro sociale, ma poi maggioranza e opposizione si sono accordate: sì allo stralcio, a patto di votare un ordine del giorno con la richiesta di ripristinare la legalità. Ovvero di sgomberare Macao, che occupa abusivamente una delle palazzine.

Votata la delibera, Milano Progressista ha presentato un ordine del giorno diverso da quello concordato il giorno precedente, con le doppie firme dei capogruppo di Mp (Anita Pirovano) e del Pd (Filippo Barberis). Nel nuovo ordine del giorno si parla di rispetto della legalità ma anche di continuare un dialogo con Macao per "non disperdere" il lavoro del centro sociale. 

Due consiglieri di centrodestra (Pietro Tatarella di Forza Italia e Matteo Forte di Milano Popolare) si sono scatenati. A microfono hanno accusato senza mezzi termini di "tradimento" i colleghi del centrosinistra giurando che non avrebbero più fatto accordi con loro e prendendo di mira soprattutto David Gentili, presidente della commissione antimafia di Palazzo Marino ed esponente di Milano Progressista: "Non può presiedere quella commissione e stare in un gruppo che difende l'illegalità", ha tuonato Forte. 

Da lì sono volate parole pesantissime e si è arrivati a un passo dallo scontro fisico, fermato dall'intervento dei commessi dell'aula che hanno diviso i contendenti. Successivamente Gentili ha cercato di smorzare i toni chiedendo scusa a Forte e rendendo pubbliche le scuse su Facebook. Ma dal centrodestra chiedono le sue dimissioni dall'antimafia. 

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