Scontri al corteo di Ramelli, Sala: "Sono furioso, c'erano anche politici delle istituzioni"

La reazione del sindaco di Milano dopo gli scontri di viale Romagna e la trattativa per il corteo condotta da esponenti di Fdi e Lega

Un momento del "contatto" con la polizia e la marcia verso la lapide (foto Guarino)

Dopo qualche giorno dal 29 aprile, e dal corteo non autorizzato di un migliaio abbondante di persone di estrema destra da piazzale Susa a via Paladini per poi commemorare Sergio Ramelli con il rito del "presente" e i saluti romani, il sindaco di Milano Beppe Sala, ospite di Sky Tg24, si è definito "furioso" per quanto avvenuto.

Chi era Sergio Ramelli

Il 29 aprile 2019 ha segnato diverse differenze rispetto ai "soliti" 29 aprile di un tempo. Da qualche anno è vietata la parata semi-militare lungo via Beato Angelico e via Amadeo, ma per la prima volta mille estremisti di destra hanno apertamente "sfidato" le forze dell'ordine, arrivando anche allo scontro fisico. E, nell'ambito delle trattative con la questura, sul "campo" non si sono mossi i leader dei partiti estremi ma politici (anche deputati) di partiti istituzionali.

Video: saluti romani davanti alla lapide di Ramelli

Facciamo però un passo indietro per raccogliere i dettagli di quanto avvenuto. L'intenzione dichiarata dei manifestanti (che ogni anno si firmano semplicemente "i camerati" per mostrarsi compatti in una circostanza che per la destra italiana ha una fortissima valenza simbolica) era quella di fare comunque il corteo, e con questa intenzione i mille (e più) si sono radunati in Susa. 

Gli scontri e il corteo "vietato"

I momenti decisivi sono stati due. Il primo: la "forzatura" fisica in viale Romagna, approfittando (pare) di un attimo di "rilassamento" da parte di tutti, con scontri tra polizia ed estremisti di destra, e la successiva trattativa terminata con l'autorizzazione a camminare sui marciapiedi, cosa tecnicamente quasi impossibile da chiedere, tant'è che quasi subito, in via Beato Angelico, i manifestanti si sono riversati sulla carreggiata, che peraltro era stata già chiusa.

Video: tafferugli tra polizia ed estrema destra

Lo scontro fisico tra estrema destra e polizia è, da tanti anni, un inedito a Milano. La "vulgata" della destra radicale è spesso stata quella di "ordine" contrapposto ai disordini generati dalle manifestazioni dei centri sociali e dell'estrema sinistra. Si tratta di un messaggio che, dopo il 29 aprile, sarà complicato far passare. Alcuni attribuiscono esclusivamente a CasaPound la forzatura di viale Romagna, con l'avanzamento repentino e improvviso di un centinaio di persone che ha generato la reazione della polizia.

Esponenti delle istituzioni

E poi la trattativa. Condotta, come si diceva, non dalle sigle più estreme (tra tutte, CasaPound, Lealtà Azione e Forza Nuova) ma da parlamentari di Fratelli d'Italia (Carlo Fidanza, Marco Osnato) e della Lega (Jari Colla) e consiglieri regionali (l'ex Fdi Viviana Beccalossi, il leghista Massimiliano Bastoni). Esponenti di partiti istituzionali, e con ruoli nelle istituzioni, hanno contrattato lo svolgimento o meno del corteo.

Ramelli: polemica tra Fdi e sindacato di polizia

La presenza di persone delle istituzioni al corteo per Sergio Ramelli non è affatto una novità. Ma il sindaco Sala ha stigmatizzato, nel suo intervento a Sky Tg24, anche questo: "Sono furioso anche perché una parte della politica tollera queste cose", ha affermato. "La Costituzione è sacra, non è un vestito buono che si mette in belle giornate, se non gli va bene la cambino: alcuni rappresentanti di partiti che sono al governo si sono rifiutati di rispettare quanto deciso dal prefetto che aveva vietato il corteo".

"Manifestazione fascista"

Per gli scontri e per il braccio teso è già stata aperta un'inchiesta della procura di Milano, proprio nel giorno in cui quattro attivisti di Lealtà Azione sono stati assolti dopo essere finiti a processo per un saluto romano fatto al Maggiore il 25 aprile del 2016. Chi sarà identificato - fanno sapere dalla Digos - sarà denunciato per i reati collegati alle "manifestazioni fasciste" previsti dall'articolo 5 della legge Scelba e dall'articolo 2 della legge Mancino. 

La convinzione della stessa Digos, che ora sta riguardando i filmati di tutta la serata, è una: "Se in piazza erano in mille, c'erano mille braccia alzate". Perché quello era il modo in cui i "camerati" volevano salutare Ramelli. 

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