Pio Albergo, niente 'pietas': "Non ci fanno vedere gli anziani neanche dietro un vetro"

L'appello dei familiari degli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio. No della struttura

Il Pat - Foto Ansa

Si sono appellati alla "pietas". Hanno chiesto, dopo mesi di dolore e sofferenza, di poter avere almeno un contatto visivo, di poter avere almeno una parvenza di normalità. I familiari degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio, la Rsa in cui il Coronavirus ha fatto strage, hanno chiesto alla dirigenza della struttura di poter incontrare "i degenti almeno attraverso un vetro", ma in risposta - stando a quanto denunciano - hanno ricevuto un secco no. 

A raccontarlo è Alessando Azzoni, portavoce del comitato verità e giustizia per le vittime del Trivulzio, che è nato proprio dopo le centinaia di morti al Pat, che ora è al centro di un'indagine della procura di Milano. 

“Da troppo tempo, ormai, gli anziani soffrono senza nemmeno il conforto degli sguardi e dei sorrisi dei loro familiari. Per questo motivo, come comitato, abbiamo chiesto alla direzione del Pio Albergo Trivulzio di approntare misure di sicurezza per consentire agli ospiti di vedere i propri parenti almeno attraverso un vetro, come avviene nelle Rsa e negli ospedali di tutto il mondo - ha ricostruito Azzoni -. Dopo le traumatiche vicende di questi mesi, al di là della presenza del personale sanitario che si è prodigato assistendoli e curandoli, tutti gli anziani sono traumatizzati e disorientati. Combattere la loro solitudine dovrebbe essere un dovere e una preoccupazione primaria da parte di una residenza sanitaria assistenziale, che ha il compito di assicurare il benessere fisico e psicologico dei degenti", ha sottolineato il portavoce. 

E ancora: "È risaputo che il contatto visivo con un volto familiare facilita la ripresa e la volontà di sopravvivenza di ogni paziente" Eppure, dal Pat, è arrivato un diniego: "La risposta negativa del Pat, dietro la freddezza del linguaggio burocratico, esprime disinteresse e insensibilità: una mancanza di "pietas", che non riusciamo ad accettare - ha ammesso Azzoni -. Le dimensioni e la divisione degli spazi esterni della Baggina, oltretutto, consentirebbero agevolmente di organizzare questi incontri, con un contatto visivo protetto". 

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E il comitato non fa nulla per nascondere le colpe, vecchie e nuove, del Pio Albergo Trivulzio: "Da una parte si parla di fine dell’emergenza per liquidare quanto avvenuto, e dall’altra si invoca la necessità di rispettare tutti gli obblighi di chiusura legati alla pandemia. Un corto circuito - ha concluso Azzoni - che costringe tutti, parenti e anziani, a prolungare il grave stato di disagio e di dolorosa mancanza del legame affettivo". 

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