Milano, fa l'amore con sua moglie e poi la uccide con 29 coltellate: "Nessuna crudeltà"

Il killer è stato condannato a 18 anni di carcere. Esclusa l'aggravante della crudeltà

La vittima, il killer e l'arma del delitto

Dopo aver fatto l'amore con lei, l'aveva massacrata con ventinove coltellate. Poi, lasciandola in un lago di sangue in casa, era andato in giro per il quartiere per costruirsi un alibi. Quindi, quasi cinque ore dopo il delitto, aveva dato l'allarme, fingendo di aver trovato lì il cadavere della donna che amava.

Eppure, per il gup di Milano non ci fu "crudeltà" nelle azioni di Luigi Messina, l'ex guardia giurata di cinquantatré anni che lo scorso 15 gennaio ha ammazzato sua moglie Rosanna Belvisi - di tre anni più giovane - nel loro appartamento di via Coronelli. 

Il giudice, racconta Andrea Gianni su Il Giorno, ha condannato il killer a diciotto anni - il pm ne aveva chiesti trenta per omicidio volontario - e ha escluso l'aggravante della crudeltà. Nella sentenza, infatti, si legge che la "consecuzione ossessiva dei colpi" è il risultato di "un raptus e di una deflagrazione emotiva incontrollabile, piuttosto che la realizzazione di un deliberato intento di arrecare sofferenze aggiuntive alla propria consorte". 

Quindi, ecco il passaggio fondamentale della motivazione della condanna: 

"L’aggravante dell’aver agito con crudeltà non può ravvisarsi nella mera reiterazione dei colpi di coltello inferti alla vittima se tale azione non trasmoda in una manifestazione di efferatezza". 

In sostanza, le ventinove coltellate sferrate da Messina a sua moglie non sono state una manifestazione di crudeltà perché il killer era stato "preciso", come stabilito dalla relazione del medico legale che aveva messo nero su bianco che le "ventinove lesioni accertate sono concentrate verso regioni del corpo vitali". 

Quella tra Luigi e Rosanna, avevano accertato gli investigatori, era una storia fatta di continue liti e violenze, che il 15 gennaio erano poi sfociate nel brutale omicidio. Quella mattina, aveva poi raccontato lo stesso killer, i due avevano fatto colazione e avevano fatto l'amore prima di iniziare a litigare. Così, l'ex guardia giurata aveva preso un coltello in cucina e si era scagliato contro sua moglie. Poco dopo, nel tentativo di costruirsi un alibi facendosi vedere in giro, era andato al bar, aveva comprato i babà e aveva giocato alle macchinette, vincendo anche settanta euro. Soltanto più di quattro ore dopo, infine, aveva dato l'allarme. A incastrarlo, però, ci avevano pensato alcuni fazzoletti che aveva buttato in un cestino poco lontano da casa dopo il delitto. 

Per quel delitto Messina, almeno in primo grado, è stato condannato a diciotto anni perché non c'è stata "crudeltà". 

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