“Ci legava a testa in giù, stuprava le donne”: i ricordi delle vittime del torturatore di profughi

Parte il processo a carico di Matammud, accusato di gestire un campo di raccolta profughi

Ismail al momento dell'arresto in via Sammartini

Per dare ancora più forza alle sue parole ha alzato la maglietta e ha mostrato alla corte una cicatrice sull’addome. Poi, tornando con la mente indietro nel tempo, ha continuato a raccontare, a ricordare quell’orrore fatto di botte, stupri e violenze psicologiche. 

Mercoledì è stato il giorno della prima udienza del processo a carico di Osman Matammud, il ventiduenne somalo - conosciuto dai connazionali come “Ismail” - accusato di essere il gestore di un campo di raccolta profughi a Bani Walid, in Libia, e arrestato lo scorso settembre a Milano con le ipotesi di reato di omicidio plurimo continuato e aggravato, sequestro di persona a scopo di estorsione e violenza sessuale anche su minori

Per gli inquirenti italiani, che ne hanno ordinato l’arresto mentre si trovava nell’hub di via Sammartini, Ismail sarebbe stato una sorta di braccio armato dei trafficanti di uomini: quando i profughi in fuga verso l’Italia non potevano pagare lui entrava in azione

Processo al torturatore di profughi: i racconti

"Ci legava i piedi con il fil di ferro e ci teneva a testa in giù - ha raccontato in aula una delle sue presunte vittime, che lo ha riconosciuto -. E se urlavi, ti metteva la sabbia in bocca". 

Ismai - ha spiegato ancora il teste - era "armato di fucili, coltelli, pistola e bastoni" e picchiava "chi non aveva ancora pagato" per imbarcarsi. Un seviziatore di professione, Ismail -secondo i suoi accusatori -, tanto che nel campo di Bani Walid - ha spiegato ancora il testimone - era stata allestita una vera e propria stanza delle torture dove “mi legava, mi sottoponeva a scariche elettriche finché non svenivo. Quando aveva voglia iniziava a picchiarmi finché non si stancava. Oltre a me nella stanza venivano portate altre persone che uscivano piene di terra e di polvere, sanguinanti e in lacrime”. 

Ma il “trattamento” riservato a uomini e donne era diverso. I primi - ha raccontato ancora la presunta vittima - venivano picchiati e bastonati, mentre alle ragazze - e secondo i pm, anche alle minorenni - spettavano violenze e stupri

L'arresto a Milano in via Sammartini

Sono state proprio due donne lo scorso 23 settembre a riconoscere Matammud nell’hub di via Sammartini. Con l’aiuto di alcuni connazionali lo hanno circondato e consegnato agli agenti della polizia locale, che scavando nel suo passato hanno portato alla luce l’orrore e le accuse di chi ci aveva avuto a che fare in passato. 

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Dopo l'arresto, invece, Ismail aveva respinto ogni accuse. “Hanno inventato tutto - aveva detto - per una guerra tra clan”.

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