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Repertorio

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Coronavirus e "droplet": che cos'è la distanza di sicurezza anti-contagio di cui tutti parlano

In inglese significa "gocciolina", in pratica è il criterio di tenersi alla giusta distanza affinché le goccioline di saliva che disperdiamo nell'aria non arrivino alle altre persone

Il decreto varato domenica sera dal governo contiene molte misure utili a contenere il contagio nelle regioni interessate in questi giorni di emergenza coronavirus. Nel vocabolario di media ed esperti c'è la parola "droplet": la sentiamo pronunciare in tv e la leggiamo sui quotidiani. Facciamo chiarezza: di che cosa si tratta e perché è importante? Si tratta di un parametro fondamentale, ovvero la distanza di sicurezza di un metro tra una persona e l'altra per limitare il più possibile il contagio. 

In inglese significa "gocciolina", in pratica è il criterio di tenersi alla giusta distanza affinché le goccioline di saliva che disperdiamo nell'aria starnutendo, tossendo o anche soltanto parlando non arrivino alle altre persone. La distanza è di un metro circa (vedremo che c'è chi dà qualche indicazione più precisa). In inglese in ogni caso si parla più estesamente di "droplet precaution", tutta una serie di precauzioni che includono mascherine, protezione degli occhi, guanti e camici.

Coronavirus, che cos'è la distanza "droplet"

Il decreto dell'esecutivo dispone che tutti i musei, istituti e luoghi di cultura che sono aperti al pubblico nelle regioni colpite debbano "assicurare modalità di fruizione contingentata”, ovvero evitare "assembramenti" e comunque fare in modo che i visitatori rispettino la distanza di almeno un metro. La stessa norma di complessa applicazione è valida dalle messe ai ristoranti, dai mercati ai centri commerciali fino ai bar (per non parlare dei mezzi pubblici): rispettare la distanza droplet non è certo semplice nel concreto. Indicazioni simili potrebbero interessare anche ad esempio una funivia, considerato che le zone rosse per alcune delle più belle stazioni sciistiche d’Italia sono in regioni colpite dal coronavirus.

"Sappiamo che il virus si diffonde attraverso delle goccioline che emettiamo con il naso e soprattutto con la bocca. Sono abbastanza pesanti e mediamente hanno un raggio di ricaduta entro un metro dalle vie aeree. La cosiddetta distanza droplet è appunto un metro dalla persona infetta. L'idea è che nei locali si possa mantenere la distanza tra gli avventori. Possono stare aperti se seguono questa regola" spiega il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. 

Sul tema è intervenuto anche Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, a Rai Radio1 (Centocittà). Ecco la sua precisazione sulle distanze da tenere: "Diciamo almeno un metro e mezzo, 1,80 per essere sicuri in tutti i sensi". Impossibile ovviamente controllare l'applicazione della misura in ogni singola situazione: i cittadini, munendosi di buonsenso, possono seguire il consiglio.

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