Coronavirus

Il test sierologico dopo il vaccino ha senso?

Ne parla Roberto Burioni, professore di Virologia all’Università San Raffaele di Milano

Il test sierologico dopo il vaccino ha senso? Non serve a niente, secondo molti esperti. Ma il tema tiene banco. "Il dosaggio sierologico degli anticorpi dopo la vaccinazione contro covid-19 clinicamente non serve a niente". Così su Twitter Roberto Burioni, professore di Virologia all’Università San Raffaele di Milano, che, a chi chiede il motivo della sua affermazione, risponde così: "Perché la quantità di anticorpi non è correlata con la protezione". Un tweet subito rilanciato da Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene presso l’Università di Pisa e assessore alla Sanità della Regione Puglia, che nel ritwittare il messaggio del collega aggiunge: "Lo ripetiamo fino alla noia. Soldi buttati per non avere nessuna informazione in termini di comportamento o decisioni cliniche".

Il test sierologico dopo il vaccino serve a qualcosa?

Sul tema, come riporta Today, c'è da settimane molta confusione e non hanno certo aiutato le parole del presidente del consiglio Mario Draghi, che ha rivelato che la prima dose di AstraZeneca ricevuta lo scorso 30 marzo, "ha dato una risposta di anticorpi bassa" e dunque gli è stato consigliato "di fare l'eterologa". "Funziona per me - ha aggiunto -, ancor più vero è che funziona per quelli che hanno meno di 70 e 60 anni". 

Il motivo per cui il sierologico dopo il vaccino non è ritenuto utile da molti esperti è principalmente uno: oltre ad essere di non facile lettura per i pazienti, questi test non tengono conto della protezione che deriva dalle cellule immunitarie e dunque offrono risultati parziali.

"Contare gli anticorpi non spiega tutto" ha detto qualche tempo fa il virologo del Policlinico Gemelli, Roberto Cauda, "gli anticorpi vengono prodotti nei confronti della proteina Spike, che è una componente del virus. Ma quando ci si ammala, o quando ci si vaccina, si crea una doppia risposta. La prima è la risposta anticorpale, cioè quella legata alla produzione di anticorpi, che si calcolano attraverso un prelievo di sangue. La seconda è una risposta cellulare, che è più difficile da calcolare". Ci sono dunque soggetti che "potrebbero avere un numero di anticorpi inferiore a 80, che è la cifra ideale stabilità dall'Oms per essere sicuri" ed avere comunque una buona risposta contro il virus grazie alle cellule immuno competenti. 

Ha molti dubbi anche l'immunologo Sergio Abrignani, secondo cui "non esiste un test universale" e dunque spesso i risultati non sono confrontabili. E poi "non sappiamo a quale livelli di anticorpi corrisponda la protezione". In ogni caso "è sbagliato pensare che avendo una quantità alta di anticorpi si possa rinunciare alla seconda dose".

Massimo Galli, direttore del dipartimento Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano, invece aveva suggerito l'idea di rimandare la somministrazione della seconda dose per gli under 60. A suo dire per i vaccinati con Vaxzevria sarebbe potuta bastare anche una sole dose, a patto di verificare il livello di risposta anticorpale. "Una posizione un po' eretica" aveva ammesso, "che viene dal fatto che AstaZeneca inizialmente era stato impostato come vaccino a una sola dose e che ci sono dati piuttosto rassicuranti sull'efficacia della prima dose e sulla durata di questa efficacia". Secondo Galli dunque, in questa particolare circostanza, un test sierologico potrebbe essere utile.

In America l'FDA sconsiglia alla popolazione il ricorso al test degli anticorpi, per via della mancanza di dati certi con cui interpretare un eventuale risultato positivo o negativo, dopo il vaccino. A oggi indicazioni ufficiali non ce ne sono: non è affatto certo che un livello di anticorpi inferiore all’atteso identifichi i pazienti a rischio. A ciò si aggiunge un altro problema: non tutti i test sierologici disponibili sul mercato sono ugualmente efficaci. Inoltre, sapere i risultati del test non modificherebbe in modo particolare le indicazioni per i pazienti: a tutti i vaccinati si consiglia infatti di continuare a seguire le misure di prevenzione.

Potrebbe essere falsamente rassicurante o falsamente allarmante

Un test sierologico dopo il vaccino potrebbe essere falsamente rassicurante o falsamente allarmante. Sono necessari ulteriori studi. 

Gli attuali vaccini covid-19 prendono di mira la proteina spike SARS-CoV-2, quindi, a meno che il test anticorpale non cerchi anticorpi contro quella proteina, i risultati del test non avranno alcun significato decisivo: molti dei test sugli anticorpi disponibili ora sarebbero in grado di dire solo se si hanno anticorpi a causa del covid avuto in passato, e non per aver ricevuto un vaccino. Quelli non servono. Ora sono in commercio anche test in grado di rilevare gli anticorpi contro la proteina spike. I risultati di tali test mostreranno il numero di anticorpi che la persona ha contro la proteina spike, ma non abbiamo ancora idea di quanti anticorpi una persona abbia bisogno per essere "protetta". Insomma, si tratta di un territorio inesplorato. L'utilità di un test anticorpale dopo la prima o la seconda dose di un vaccino covid non è confermabile.

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