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Un canale veneziano

Un canale veneziano

Io, "milanese", quanto devo imparare dal "turismo" veneziano...

Città non curatissima, ma si è "inondati" da informazioni e cartine: a quando la stessa cosa a Milano?

Preso il coraggio a due mani, pochi giorni fa ho fatto un giro a Venezia. Non è stata una decisione facile: per me la Serenissima, nonostante i secoli trascorsi, rimane come dire… ostile. Entro in laguna con la sensazione di essere un nemico, circondato da nemici.

Ma avevo promesso di passare una giornata proprio lì e non ho potuto rimangiarmi la parola. Facendo il possibile per nascondere l’ostilità, ma mettendo in evidenza (cosa che, caldo a parte, raramente faccio) tutti i tatuaggi che rappresentano Milano e con in spalla uno zaino con lo stemma meneghino, giro per Venezia, evitando come la peste le gondole (non per i fatti di cronaca, ma perché soffro anche il pedalò), ma soprattutto cercando di imparare qualcosa.

Scherzi a parte, Venezia è indubbiamente una città bellissima, ricca di storia ed arte, ma confesso che con gli occhi ormai abituati a cercare il dettaglio, da un lato mi ha sorpreso in negativo: tanti, troppi i palazzi che vengono lasciati a loro stessi, con crepe visibili e drammaticamente grandi.

Se a volte racconto che a Milano bisognerebbe aumentare le operazioni di pulizia in quegli angoli dove l’incivile di turno scambia un muro per una latrina, a Venezia, complice certamente l’acqua, il naso lo si deve turare molto più spesso. Ad ogni modo comunque, senza voler entrare nel merito della qualità e quantità di arte e storia, facendo inutili paragoni (che mi porterebbero a decretare come vincitrice la mia città ed allo stesso tempo a ricevere valanghe di insulti) quel che è certo è che in laguna hanno perfetta cognizione di essere una città turistica, cosa che qui sotto la Madonnina non riusciamo neanche ad immaginare.

Il turista, da qualsiasi parte del mondo arrivi, quando giunge a Venezia riesce ad avere una idea di cosa visitare, dove andare, quali angoli vedere; può trovare cartine ed informazioni. Può comprare souvenir e gadget della città, ma, lo ripeto, sbizzarrirsi girando a piedi o attraverso i canali per vedere veramente la città. Certo, Milano ha una vocazione diversa, è una città che vive non certamente di turismo, ma come ripeto (troppo) spesso, potrebbe riuscire ad attirare molti più visitatori se riuscisse a capire che non è solo Duomo e Cenacolo.

Potrebbe davvero avere tutto l’anno turisti in arrivo se questi ultimi venissero aiutati, con vecchie cartine o nuove app, a scoprire la città come realmente è. La nostra città e le sue attività recettizie potrebbero giovare di questo se si arrivasse a capire che agosto non è come 40 anni fa un mese da “chiuso per ferie”: come è possibile offrire ai turisti ansioso di provare la cotoletta, un cartello con scritto “si riapre il 26 agosto”?

Così come pare strano, magari solo al sottoscritto, che una cena alle 22.30 non possa essere servita perché la cucina ha già chiuso. Ad ogni modo sono tornato a Milano sano e salvo: arrivato a Trezzo e confortato dall’esercito schierato di fronte all’Adda, sono poi giunto in stazione e non ho potuto non fermarmi un attimo in centro a respirare la mia aria.

Uno sguardo al leone abbandonato dai veneziani in fuga dopo un tentativo non riuscito di attaccarci, messo là sopra la colonna di piazza San Babila, ho poi passeggiato ancora un attimo e arrivato in via Senato ho rivisto, complice la stanchezza, la Milano di due secoli fa, con il naviglio che qui scorreva. Venisse riaperto non avremmo più scuse. Arte, storia ed acqua, come a Venezia. Ma le gondole no, quelle se le tengano.

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