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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Scioperi

Proclamato uno sciopero generale nazionale: a Milano a rischio i treni

L'agitazione proclamata dai sindacati di base per chiedere il cessate il fuoco a Gaza

Braccia incrociate per la Palestina. Il prossimo 23 febbraio, venerdì, a Milano e nel resto d'Italia va in scena uno sciopero generale nazionale indetto da Si Cobas e da altri sindacati di base per chiedere di "fermare il genocidio" in corso a Gaza. 

Come riporta il portale dedicato del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'agitazione durerà l'intera giornata e coinvolgerà i lavoratori di tutte le categorie pubbliche e private. Come sempre in questi casi i maggiori disagi potrebbero verificarsi nei trasporti. A Milano sono a rischio i treni di Trenord

A spiegare le ragioni della protesta è stata la stessa Si Cobas in una nota. "Fermare il genocidio, questa la parola d’ordine della mobilitazione indetta dai sindacati di base raccogliendo l’appello dei giovani Palestinesi che proponevano di realizzare una mobilitazione anche ricorrendo a forme di sciopero", si legge. "Cessare il fuoco in Palestina e in tutte le guerre diventa oggi un imperativo per il movimento dei lavoratori e delle classi popolari, che vede crescere il rischio di un conflitto globale alimentato dai tanti focolai d’incendio alimentati dalla crescente oppressione e spoliazione di interi popoli. Un rischio che ci deve vedere in campo contro i blocchi militari contrapposti, contro le politiche di riarmo e il militarismo crescente", proseguono dai sindacati.

E ancora: "In questo momento, il movimento di solidarietà con il popolo e la resistenza palestinese deve concentrarsi intorno alla richiesta del cessate il fuoco immediato, accompagnato dal ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, dall’apertura di tutti i corridoi umanitari possibili per garantire il massiccio e necessario afflusso di aiuti umanitari, la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza in cambio della scarcerazione di tutti i prigionieri politici palestinesi, la fine delle incursioni dell’esercito israeliano in Cisgiordania e il blocco degli insediamenti illegali dei coloni sionisti". 

"L'economia bellica sta crescendo con percentuali impressionanti, gli Usa primo produttore mondiale hanno venduto armi per 238 miliardi nel 2023 con un aumento del 56% rispetto al 22. Anche le industrie italiane con Leonardo stanno traendo grandi benefici da questa situazione mentre la spesa per esercito e armi in Italia nel 2024 toccherà i 24 miliardi, oltre al fatto che è stata tolta l’Iva dalle armi, tutti soldi che verranno tolti alle spese sociali, sanità, scuole, pensioni, salari, sussidi ai poveri, solo per citarne alcuni", rimarcano le sigle.

E intanto - denunciano i sindacati - mentre i "lavoratori vedono i loro già modesti salari falcidiati dall’inflazione, molte fabbriche stanno chiudendo per il calo dei consumi e aumenta la precarietà lavorativa, l’Italia è sempre più impegnata sui vari fronti di guerra sia indirettamente come in Ucraina e in Israele che direttamente come in Libano e nel Mar Rosso". 

Le stesse sigle hanno poi già annunciato una grande manifestazione nazionale a Milano per il 24 febbraio, il giorno successivo allo sciopero. 
 

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