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Una delle opere della mostra

Una delle opere della mostra

Perchè "Il volto del '900" a Palazzo Reale è così imperfetta da essere splendida

E' dal Novecento che dilaga l'antimimetismo, l'entusiasmo per l'imperfezione, fino al gusto per lo schizzo, se non addirittura lo scarabocchio inteso come "scrittura automatica". Da Matisse a Bacon, i capolavori del centro Pompidou a Palazzo Reale

Una volta un uomo criticò Picasso perché creava arte poco realistica. Picasso gli chiese: "Mi può mostrare dell'arte realistica?" L'uomo gli mostrò allora la foto della moglie. Ma Picasso osservò: "Dunque, sua moglie è alta cinque centimetri, è bidimensionale, senza braccia né gambe, e senza colori tranne sfumature di grigio?".

Lo spartiacque è lì, l’invenzione della fotografia, quel mezzo che dal tardo Ottocento s’impone come orizzonte definitivo per il realismo, generando uno scacco esistenziale alla chimerica ricerca del bello in senso classico: allo stesso tempo però sgancia finalmente l’arte dall’ossessione della copia, della mimesi.

La rottura dell’equazione “tanto bello quanto fedele” è la chiave di volta per tutta l’arte dopo la fotografia. D’altronde l’essenziale è invisibile agli occhi... Vladimir Majakovskij una volta descrisse bene questa rivoluzione copernicana: disse che l'arte non è più uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.

E’ dal Novecento allora che dilaga l’antimimetismo, l’entusiasmo per l’imperfezione, fino al gusto per lo schizzo, se non addirittura lo scarabocchio inteso come “scrittura automatica”. Sì perché come diceva Karl Kraus, in un vero ritratto si deve poter riconoscere quale pittore rappresenta, dal momento che ogni ritratto è da considerarsi pur sempre un autoritratto.

Possiamo immaginare così la copiosa e sfaccettata carrellata di volti qualcosa di simile ad una battuta di caccia, una caccia all’autore. Dai tratti nervosi di china di Modì al senso orgiastico del colore di Robert Delaunay e della scuola di Kandinsky, dove i volumi si dissolvono in sequenze di ritmi cromatici, dalle doisneausiane atmosfere dei ruggenti anni Venti al linguaggio delle avanguardie che sostituisce il soggetto con la macchina e i suoi ingranaggi (si pensi al futurismo di Leger), con la simultaneità di prospettive e plurimi tempi di “esposizione” (nella ricerca cubista di Picasso), o ancora con la metonimica sostituzione del volto col corpo, come nell’operazione surrealista dello “stupro” di Mirò.

Una serie surrealista di sculture e tele, da Max Ernst a Giacometti, evidenzia il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale che possiamo associare al deliberato abbandono di un filo drammaturgico razionale del teatro dell’assurdo. Ecco perché alcune opere della pittura metafisica somigliano a palcoscenici sui quali vengono inscenate sequenze con esiti ambigui e paradossali costellati da manichini, oggetti stilizzati e transcodificati, come i giocattoli di Magritte. Nel ritratto di Georgette con bilboquet, René ritrae la moglie su una tela nella tela di fianco al kendama: si tratta di un’esplicita mise en abyme del concetto di rappresentazione. Un quadro al “quadrato” sull’inganno dell’arte, “nocciolo” dell’arte concettuale.

Una volta da piccolo mi regalarono una scatola di pastelli acquerellabili. Era laccata tutta nera, e sottile, lunga, ci stavano 36 bastoncini di legno e ciascuno aveva un nome. Alcuni dovevano essere parenti, i due terra di siena per esempio, ho sempre pensato fossero cugini. Quando riponevo i pastelli nella scatola mi domandavo sempre se era il caso di metterli vicini vicini o trovare loro un’altra collocazione. Queste facce sono solo una piccola parte dei Volti del 900, ci sono alcune sembrano anticipare, rimandare ad altre se non scaturire da altre, o altrimenti provocarle. Perché ordinare secondo un ordine i pastelli nella scatola conferisce ovviamente un significato, un’interpretazione piuttosto che un altra alla sequenza finale.

Trovo ancor più interessante pertanto il confronto trasversale sull’evoluzione del ritratto per via tematica, la mostra ne propone sette.

1 - I misteri dell’anima

2 - Autoritratti

3 - Il volto alla prova del Formalismo

4 - Volti in sogno. Surrealismo

5 - Caos e disordine, o l’impossibile permanenza dell’essere

6 - Dopo la fotografia

7 - La disintegrazione del soggetto

Per visitarla (e ne vale la pena), c'è tempo fino a febbraio

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