La polizia entra nel sito dell'incendio di via Chiasserini

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A distanza di diversi giorni, venerdì 19 ottobre la squadra mobile e la polizia scientifica della questura di Milano sono entrate nel sito di via Chiasserini 19-21, alla Bovisasca, dove domenica 14 si è sprigionato un grosso incendio che ha mandato in fumo rifiuti stipati in un capannone di proprietà di Ipb e gestito da Ipb Italia (le due società non sono collegate tra loro nonostante il nome). 

Per tutto questo periodo infatti i focolai sono rimasti accesi nonostante l'ininterrotto lavoro dei vigili del fuoco. Come si sa, i rifiuti bruciati in via Chiasserini hanno preoccupato anche dal punto di vista sanitario. Per alcuni giorni, infatti, in varie zone di Millano (a seconda del vento) è stata avvertita una puzza di plastica bruciata insopportabile. I livelli di diossina, misurati costantemente dall'Arpa, hanno segnato anche valori fuori norma sebbene gli esperti abbiano rassicurato sul fatto che non vi fosse alcun pericolo.

Contemporaneamente al sopralluogo della polizia, i vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l'area. Le indagini, oltre a stabilire con esattezza la natura dei rifiuti bruciati (che comunque è prevalentemente materia plastica), si concentreranno sulla presenza o meno delle autorizzazioni a stipare rifiuti. Il capannone era vuoto nel mese di luglio ma pieno all'inverosimile giovedì 11 ottobre, durante un'ispezione. In pochissime ore si sono poi susseguite coincidenze da approfondire: prima l'amministratore di Ipb Italia si è dimesso lasciando il posto a una sostituta, poi il rogo quasi certamente doloso.

Ipb aveva ceduto a Ipb Italia il ramo d'azienda. Poi Ipb stessa si era accorta di un via vai continuo di camion e a un certo punto non aveva più potuto accedere alla struttura perché erano state cambiate le chiavi d'accesso. E' certo che Ipb Italia non avesse, di per sé, l'autorizzazione a stoccare rifiuti; si deve ora approfondire se fosse sufficiente l'autorizzazione di Ipb o no. 

Terra di fuochi?

Il fatto ha avuto anche risvolti politici. Se dalla Regione Lombardia tengono a smentire che ci si possa trovare di fronte a una "terra di fuochi lombarda", il numero di episodi non può che mettere sul chi va là. Il giorno dopo l'incendio di via Chiasserini, infatti, se n'è verificato un altro a Novate Milanese; a Cornaredo intanto veniva sequestrato un capannone con rifiuti stipati illegalmente; Ad Assago veniva sequestrata una discarica abusiva a cielo aperto; pochi giorni prima venivano arrestati i responsabili dell'incendio di Corteolona (Pavia) del 3 gennaio 2018, tra cui due milanesi titolari di altrettante ditte di smaltimento rifiuti. Si scopriva che il capannone di Corteolona era stato affittato da un uomo per smaltire rifiuti in eccesso in una struttura di Corsico, e non era la prima volta.

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Commenti (1)

  • Terra dei fuochi? Nooooo, terra dei capannoni pieni di spazzatura che bruciano? Siiiii, secondo me é persino peggio, sono anni che nel Pavese bruciano capannoni di rifiuti, a decine, oramai li i capannoni da bruciare sono finiti, per comodità quelli del milanese vanno benissimo, poi passeranno al bergamasco, quando ammetteranno che la mafia gestisce il ciclo dei rifiuti, sarà sempre tardi, Salvini é troppo impegnato in campagna elettorale per dare la caccia a chi gli fornisce i voti sia a nord che a sud, ha confezionato per i suoi compari anche un bel provvedimento giuridico fiscale, riciclare i soldi all'estero non é più reato, non si pagano ne tasse ne multe

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