Martedì, 18 Maggio 2021
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Smartarea - Un "senza titolo" di Giulio Zanet

Giulio Zanet - Senza titolo, cm 85x56, Tecnica mista su tela, 2012

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Questa settimana la galleria d'arte Smartarea ha promosso un lavoro di Giulio Zanet; "Senza titolo" (cm 85x56 Tecnica mista su tela, 2012 - vedi foto). E' un lavoro particolare perché si distingue dai precedenti: al centro non abbiamo più la figura umana, ma gli elementi geometrici.

Nell'arte di Giulio Zanet gli elementi geometrici e architettonici sono soggetti che sostituiscono l'umano e che, allo stesso tempo, sottolineano l'essenza dell'uomo. Elemento dominante in questi lavori è l'esistenza di una dimensione prospettica instabile e non ben definita. I vari piani e le multi prospettive rappresentano, in un certo senso, l'essenza stessa dell'uomo.

«Quando uso forme geometriche -spiega Zanet- gioco usando più prospettive mettendo l'occhio umano nella condizione di non trovarsi davanti a una visione prospettica univoca, ma di viaggiare all'interno dell'opera in una dimensione dove ci sono molti piani prospettici, oppure dove le stesse prospettive sono sbagliate. Questo permette di ritornare all'umano; all'erroneo e all'incapacità della precisione. E' un gioco fra caos e ordine».

Chi è Giulio Zanet?

Nato a Colleretto Castelnuovo (Torino) il 26 luglio del 1984, Zanet, attento osservatore dell'essere umano, attualmente vive e lavora a Milano.

Fra il 2012 e il 2013 ha partecipato a numerose mostre collettive, fra le quali PULSART RESTART, (Palazzo Fogazzaro, a cura di Anna Zerbaro Pezzin, Schio (VI) - 2013), WE HAVE ARRIVED NOWHERE II (Transnational Pavillon Venice Biennale, a cura di Francesca Chiacchio, Zasha Colah, Sumesh Sharma, Venezia - 2013) e PREMIO LISSONE, (Museo d'Arte Contemporanea, a cura di Alberto Zanchetta, Lissone - 2012). Il suo ultimo lavoro, in coppia con l'artista Michael Rotondi, si chiama Loveless (2013).

«Mi lascio suggestionare e influenzare, senza badare eccessivamente al significato ultimo -spiega l'artista. Si comincia e non si sa mai quando si finirà. Durante la fase di creazione dell'opera, lascio aperte tutte le possibilità e casualità. Man mano si viene a costruire l'immagine e il significato. Anche se quest'ultimo resta il più delle volte sospeso e aperto: tendo a lasciare l'interpretazione al fruitore; l'immagine resta aperta a innumerevoli considerazioni e interpretazioni».

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