Martedì, 15 Giugno 2021
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Case popolari, si torna alla graduatoria generale. Stop ai "mini bandi"

Martedì 18 maggio la modifica alla legge regionale. Il Pd: «Si sono accorti che, in tre anni, hanno assegnato le stesse case che prima venivano assegnate ogni anno»

Si torna alla graduatoria generale "a scorrimento" per le case popolari lombarde, abbandonando i bandi effettuati per specifici appartamenti che costringevano le famiglie a presentare domanda anche più volte all'anno per partecipare. E' la novità più rilevante tra le modifiche alla legge regionale sulle politiche abitative (del 2016), modifiche che verranno approvate durante la seduta del consiglio regionale di martedì 18 maggio. Nella città di Milano, dal 2018, sono stati assegnati appena 1.531 alloggi. Con le normative in vigore prima, ne venivano assegnati 1.200 all'anno.

In vista del dibattito al Pirellone, il Pd è pronto a presentare emendamenti per venire incontro agli sfrattati, agli indigenti (soprattutto quelli "nuovi", a causa della pandemia covid e delle restrizioni) e ai disabili. Per questi ultimi, il Pd propone di istituire un fondo da 30 milioni di euro per ristrutturare appartamenti vuoti da destinare a loro (ad esempio i piani terra di stabili senza ascensore), in modo da averne un numero sufficiente, e di prevedere un bando riservato a famiglie con disabili. Il principale problema è proprio quello della mancanza di alloggi adatti a persone disabili. Nella città di Milano, solo 29 su 1.482 destinati alla ristrutturazione. «Non serve a nulla dare un punteggio aggiuntivo se gli alloggi non ci sono», fa notare Carmela Rozza, consigliera del Pd.

«La lotteria delle case popolari»

«Pensare agli sfrattati»

Per venire incontro agli indigenti, si propone invece di eliminare la quota massima del 20 per cento nelle graduatorie. Le persone che oggi rasentano la povertà sono più numerose di prima, anche a causa della pandemia covid e delle restrizioni. Per quanto riguarda gli sfrattati, infine, se ne prevedono molti con la fine del blocco istituito nel 2020 in piena pandemia. Il Pd chiede che le famiglie sfrattate sul mercato privato siano inserite (con un punteggio di priorità) tra le categorie che possono concorrere all'assegnazione di una casa popolare, non solo di alloggi temporanei come ora. 

Tra le altre proposte, quella di innalzare la soglia di reddito Isee per la decadenza, in modo da evitare che l'aver percepito una liquidazione o l’aver ereditato un appartamento "al paesello", che magari non si riesce a vendere, faccia perdere il diritto alla casa ai tanti anziani che pagano dai 700 ai 1.000 euro al mese di affitto. E quella per permettere a un assegnatario di allargare il nucleo per accogliere un genitore, così come al genitore di subentrare all'assegnatario in caso di morte.

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