Domenica, 13 Giugno 2021
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Abbiamo incontrato il "piccione di Milano", aspirante influencer su Instagram

L'intervista ad uno dei simboli della città, che ha creato una pagina in cui, tra il serio e il faceto, parla dei monumenti e delle tradizioni di Milano

Il piccione di Milano (da Instagram)

A Milano ce ne sono tanti, si trovano praticamente ovunuque, ma quelli famosi sono in piazza del Duomo e accolgono da sempre i turisti. Parliamo, ovviamente, dei piccioni, uno dei simboli involontari della città. Da qualche mese ce n'è uno più importante degli altri, perché aspira a diventare addirittura influencer su Instagram con la sua pagina "Il piccione di Milano". MilanoToday l'ha cercato e intervistato.

Partiamo dall'inizio: che ci fai su Instagram?

«Ho pensato di aprire la pagina nell'estate del 2018. Ma l'apertura effettiva risale al mese di ottobre. L'idea è quella di accompagnare tutti, milanesi e turisti, a scoprire le bellezze della città: i monumenti ma anche altri luoghi particolari, e in qualche caso mostrarmi nella mia vita quotidiana, mentre bevo o mangio».

Sarai consapevole di non essere sempre amato dai milanesi.

«Certo, io e i miei simili siamo spesso bistrattati. Voi umani ci considerate sporchi, invadenti, sempre in cerca di cibo ovunque, fastidiosi, qualcuno di voi ha paura di noi. Ma dovrai ammettere che tra milanesi e piccioni c'è un rapporto ambiguo, di amore-odio. In fondo ci volete bene! E io punto proprio su questo: sulla simpatia».

Sei sempre presente negli scatti. Qualcuno ti ha notato durante le sessioni fotografiche?

«Diversi passanti si fermano incuriositi e qualcuno mi chiede di fare un selfie con me. E c'è chi, ovviamente, chiede come ritrovarmi».

Su Instagram ci sono tante pagine su Milano. Anche noi di MilanoToday, in fondo, ne abbiamo una. In che cosa la tua è più originale rispetto alle 'solite'?

«Nell'ironia. La foto di un monumento è piuttosto comune su Instagram, ma che a mostrarlo sia un piccione, protagonista indiscusso della città, fa sorridere. Interpreto il ruolo di un milanese medio, magari colto perché so dove mi trovo, conosco i soggetti delle fotografie e ne parlo (in italiano e in inglese) nelle didascalie. L'obiettivo è quello di incuriosire e stimolare la conoscenza di Milano in un modo insolito».

Tra le tue fotografie non ci sono soltanto quelle vicino ai monumenti.

«Esatto. Preferisco alternare quelle più 'rappresentative' e 'culturali' con quelle di vita vissuta. Per cui puoi trovare una mia foto mentre sono a casa ammalato, con una tisana calda e la tazza con la mappa di Milano riprodotta. Oppure mentre bevo alla fontanella, un altro famosissimo simbolo di Milano. O ancora mentre mangio (naturalmente il risotto giallo alla milanese, ma anche pandoro e panettone al pranzo di Natale!).

Qual è una fotografia che non hai ancora pubblicato ma vorresti rimediare presto?

«Vorrei mostrare una parte del quartiere San Siro, in particolare gli edifici residenziali progettati da Giò Ponti e dalla coppia Figini-Pollini, a pochi passi dallo stadio: nessuno li guarda mai, ed è un peccato. E' una zona interessante per il turismo architettonico. Mi viene poi in mente la fontana di Igor Mitoraj nel quartiere Barona, perché la bellezza esiste anche fuori dal centro, basta andare a cercarla». 

Una o più fotografie a cui invece sei particolarmente affezionato?

«Te ne cito tre. Sicuramente la prima che ho pubblicato, nella 'mia' piazza del Duomo. Amo molto anche quella in cui dò uno sguardo all'orecchio-citofono dello scultore Adolph Wildt in via Serbelloni. E infine sono affezionato alla fotografia con l'uovo per la #TenYearsChallenge, perché si vede il confronto tra come sono oggi e com'ero dieci anni fa!».

Sei sulla strada per diventare il primo piccione influencer del mondo. Ma c'è qualcuno, nel mondo di Instagram, con cui vorresti farti qualche selfie?

«Ti confesso che non mi sento ancora così famoso. Ma due nomi li ho in mente. Il primo è Giulia Valentina, con cui credo di avere in comune l'ironia e il fatto di non puntare troppo o solo sull'aspetto fisico. E poi un artista come Sfera Ebbasta. Con loro vorrei fare un selfie in giro per Milano».

Mi fai pensare che ti seguono molti giovanissimi.

«Ho notato che la maggior parte dei miei followers, per ora, va dai 18 ai 36 anni. Ma aumentano i seguaci più giovani, dai 12 anni in su, e come sai i punti di riferimento sono quelli. Tra l'altro è un bel segnale perché significa che, con un po' d'ironia e di scherzo, riesco ad arrivare a questi ragazzi, che usano tantissimo Instagram e, oltre a sorridere, leggono qualcosa su Milano».

Adesso è arrivato il momento di svelare un segreto. Non ci crediamo che fai tutto da solo. Ti avvali di uno staff?

«Ebbene sì, lo ammetto. Uno staff ce l'ho. Insieme a me ci sono tre persone, tra loro cugini, che sono entusiasti di collaborare con me. Si tratta di Vera Galliani, che ha 30 anni, è guida turistica abilitata e scrive i contenuti dei post, Martina Garancini, che ha 26 anni, è studentessa di lingua e letteratura inglese in Statale e scrive le traduzioni, e Gabriele Garancini, che ha 22 anni, è studente di media design alla Naba e scatta le fotografie. Siamo un team veramente unito!».

Sveliamo un'altra verità: sei reale o immaginario?

«Lo ammetto, sono soltanto un peluche. Mi hanno comprato loro tre su Amazon. Però ammetterai che sono molto realistico. Ti assicuro che i passanti a volte mi scambiano per un piccione in 'carne ed ossa'. E la cosa è molto divertente! Sono una componente fondamentale dell'ironia generale della pagina».

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