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Un migrante morto nel naufragio, foto da Twitter/ Sos Mediterranee International

Un migrante morto nel naufragio, foto da Twitter/ Sos Mediterranee International

A Milano si farà una veglia per i migranti morti nell'ultimo naufragio

Martedì 27 aprile alle 20 si terrà alla Chiesa di San Bernardino alle Monache

Una veglia per ricordare le persone morte nel naufragio avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 aprile davanti alle coste della Libia. La preghiera, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, si tiene martedì 27 aprile alle 20 alla Chiesa di San Bernardino alle Monache, in via Lanzone, zona Sant'Ambrogio.

"Di fronte a questa ennesima strage del mare - dichiara Sant'Egidio - sentiamo il dovere di levare la nostra voce e la nostra preghiera perché il nostro continente non si macchi di colpevole indifferenza ma sia fedele ai suoi valori di umanità e di difesa dei diritti". Quella celebrata a Milano è una delle numerose veglie organizzate dalla Comunità in Italia e in tutt'Europa.

Alle autorità di governo dei singoli Stati europei e a quelle comunitarie Sant’Egidio chiede di riattivare con urgenza una rete di salvataggio in mare, rapida ed efficiente, così come lo impone il diritto internazionale per non dover rispondere in futuro, oltre che alla propria coscienza, anche a reati di omissione di soccorso.

"Per quanto riguarda la Libia e i suoi centri di detenzione - si legge in una nota della comunità - occorre inoltre aprire con urgenza corridoi umanitari verso i paesi europei, con un modello che Sant’Egidio, insieme ad altre realtà come le Chiese protestanti e la Cei, ha già realizzato negli ultimi cinque anni, con buoni risultati riguardo non solo l’accoglienza ma anche l’integrazione".

Il naufragio nel Mediterraneo

Altre 130 persone sono annegate al largo della Libia dopo che il gommone su cui stavano viaggiando è stato travolto dal Mediterraneo in burrasca. L'allarme, secondo la denuncia di Sea-Watch International e altre ong, è stato ignorato dalle autorità europee e da Frontex, che "hanno negato il soccorso". "Gli Stati si sono rifiutati di salvare i naufraghi", accusa anche l'Organizzazione internazionale delle migrazioni dell'Onu.

La Guardia costiera italiana ha individuato i mercantili che erano più vicini all'area nella quale era stata segnalata la presenza di imbarcazioni con a bordo migranti e li ha comunicati alle autorità libiche. È quanto riferiscono fonti della Guardia Costiera in merito alla ricostruzione effettuata da Alarm Phone dopo il naufragio. L'evento, proseguono le fonti, è avvenuto in area Sar libica e le autorità di Tripoli hanno assunto il coordinamento. La Guardia Costiera, su richiesta delle stesse autorità e come previsto dalle convenzioni internazionali, ha individuato i mercantili poi utilizzati dai libici per le ricerche.

Secondo Alarm Phone, questa strage, l'ennesima, non è stata inevitabile: "Potevano essere salvati ma tutte le autorità consapevolmente li hanno lasciati morire in mare". Mercoledì mattina, ripercorre la vicenda Alarm Phone, era giunta la segnalazione di un gommone in difficoltà con 130 persone a bordo (incluse 7 donne, di cui una incinta), partito la sera prima dal Al-Khoms, in Libia, e il contatto di emergenza in supporto alle operazioni di salvataggio aveva avvertito il Maritime rescue coordination centre italiano, ossia la Guardia costiera, l'Rcc di Malta, la guardia costiera libica, l'Unhcr e le navi di salvataggio delle ong impegnate nel Mediterraneo. Anche Frontex assicura di aver "immediatamente allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia". "Alle 14.11 - prosegue Alarm Phone - l'Mrcc italiano ci ha detto al telefono che avremmo dovuto informare le 'autorità competenti'", ossia quelle libiche, che poi fanno sapere di essere alla ricerca di tre imbarcazioni in difficoltà. In serata, spiega ancora Alarm Phone, dal barcone raccontano di aver visto un aereo "e crediamo che fosse il velivolo Osprey di Frontex". Poco dopo, le autorità libiche comunicano che le condizioni del mare impediscono le ricerche.

"Di notte ci sono state onde alte sei metri - racconta Alessandro Porro dalla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee impegnata nella ricerca delle altre due imbarcazioni disperse -. Ho passato qualche ora in bagno a vomitare. Ero esausto, disidratato, a fatica sono tornato nel letto, ed ero protetto da una signora delle acque che pesa migliaia di tonnellate. Fuori, da qualche parte in quelle stesse onde, un gommone con 120 persone. O 100, o 130. Non lo sapremo mai, perché sono tutte morte". Nelle operazioni di ricerca assieme a tre mercantili, l'equipaggio di Ocean Viking ha trovato il gommone squarciato e una decina di corpi riversi in acqua con indosso un inutile salvagente.

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