Carmine Ranieri Guarino

Opinioni

Carmine Ranieri Guarino

Giornalista MilanoToday MilanoToday

Qui si pass...(a) sempre

Per il nono sabato consecutivo i manifestanti no green pass "prendono" Milano. Inutili le prescrizioni del Questore, totalmente disattese in piazza

Domenica 12 settembre, l'ennesimo day after. Prende la parola il sindaco Beppe Sala, per la prima volta duro e deciso: "Non è pensabile che ogni sabato la città soffra. C’è stato un salto di qualità nella protesta perché sono arrivati ad occupare il suolo pubblico. È questo non è accettabile". E ancora: "Ne ho parlato con il prefetto e il questore, perché ieri è stato più grave del solito perché è stato bloccato il traffico, sono state bloccate delle strade. Con i tempi che corriamo, in generale c’è un atteggiamento della Questura di evitare incidenti, ma la risposta che ho avuto è che sono state fatte numerosissime denunce". 

Giovedì 16 settembre, tardo pomeriggio, le 18.26. La Questura fa sapere che l'eventuale prossima manifestazione - se ci sarà - potrà svolgersi soltanto in forma statica in un luogo già deciso proprio da via Fatebenefratelli: piazza Sempione. Non saranno ammessi, si intuisce tra le righe, cortei, blocchi stradali, serpentoni in giro per la città, tanto che a 16 persone, individuate come promotrici degli appuntamenti, vengono notificate delle prescrizioni del Questore con le regole da seguire. 

Sabato 18 settembre, poco prima delle 18. Il corteo parte dal luogo di sempre, piazza Fontana. Il tentativo di "fuga in avanti" del giovedì delle forze dell'ordine si rivela quasi un boomerang, perché tutte le "direttive" vengono totalmente disattese. Si leggeva: "Un'eventuale ulteriore manifestazione di contestazione alle misure adottate dal governo per la gestione dell'emergenza pandemica, che dovesse ripetersi il prossimo sabato 18 settembre", potrà svolgersi "solo in forma statica in Piazza Sempione". E invece, i funzionari e i dirigenti chiamati a gestire l'ordine pubblico si ritrovano a dover dialogare con i capi improvvisati della protesta - perché la piazza no green pass di capi non ne ha davvero - e alla fine il corteo parte

Parte per il nono sabato di fila - evento fisso dallo scorso 24 luglio - e i no vax si prendono, un'altra volta, Milano. È vero, i 16 "attenzionati" dalla Questura in piazza Fontana non c'erano, e dietro gli striscioni in testa c'erano altri, mentre quei 16 aspettavano proprio in piazza Sempione. Lì i manifestanti, quasi 5mila nel momento di massima adesione, sono arrivati dopo aver percorso via Orefici, Cordusio, Dante, Foro Bonaparte, piazza Cadorna, via Alemagna e via Pagano, tra turisti e cittadini costretti a spostare i tavolini degli aperitivi per far passare il serpentone pieno di svastiche, stelle di David e altri folli paragoni tra il green pass e i tempi del nazismo. 

Giunti in Sempione - dopo un goffo tentativo, in viale Pietro e Marie Curie, di deviare dal percorso concordato e qualche timido tentativo di sedersi a terra -, i manifestanti hanno deciso che non era ancora arrivato il momento di dire basta e si sono incamminati verso corso Sempione, bloccato per ore, per poi arrivare sotto la sede Rai. Solita la colonna sonora: cori per salvare i bimbi, cori per salvare il lavoro, qualche insulto qui e lì a Sala, Speranza, Draghi, Mattarella, un fantasioso "Bruno Vespa 10 dosi", cori chiaramente contro i giornalisti e - per la prima volta - qualche insulto agli agenti in assetto anti sommossa, a più riprese invitati a togliere il casco perché, parole di una signora sulla sessantina quasi in lacrime, "lo stiamo facendo anche per voi che avete giurato sulla Costituzione e non sui decreti". 

Ecco, la Costituzione. La libertà di manifestare è sacra, intoccabile. I no green pass, i no vax, i "notutto" hanno il sacrosanto diritto di esprimere le proprie idee, di girare per la città anche per cento ore di fila, a prescindere da tutto e da tutti. Ma per farlo devono fare una semplice cosa: preavvisare, chiedere autorizzazioni alle autorità, attenersi alle regole. Chiunque sia stato in piazza almeno una volta nella propria vita sa che ci sono quasi delle leggi non scritte da rispettare e da far rispettare. Se l'ordine è di non far partire la manifestazione in corteo, così deve essere. Erano stati bloccati gli antagonisti di sinistra nel 2018 in Largo La Foppa e, in una sorta di par condicio di strada, erano stati fermati gli attivisti di destra nel 2019 all'appuntamento per ricordare Ramelli. Se corteo non deve essere, corteo non sarà. 

Ai manifestanti del sabato, invece, sembra concesso tutto. Un'apertura, una ricerca - giusta - del dialogo da parte delle forze dell'ordine sembra quasi dar forza a chi protesta, con l'ulteriore problema per le autorità di non avere dei riferimenti "noti" con cui parlare per cercare di individuare una soluzione che tenga conto delle esigenze di tutti. La gestione dell'ordine pubblico è materia assai complesa e delicata e ben vengano le mobilitazioni popolari e le forze di dissenso, tutte, ma ai no green pass bisognerebbe ricordare che in una società ci sono delle regole, di civile convivenza prima di tutto. Altrimenti dalla "dittatura sanitaria" - loro solito cavallo di battaglia - si rischia di passare al caos totale e chiunque - studenti, operai, tifosi, chiunque - potrebbe sentirsi autorizzato a scegliere un giorno della settimana e trasformarlo nel proprio giorno bloccando la città e sospendendo i diritti di tutti gli altri. I no green pass sono arrivati al nono sabato consecutivo. Forse sarebbe il caso di evitare di fare dieci.

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