Venerdì, 17 Settembre 2021
Salute

Come il tumore batte la chemioterapia: lo studio milanese

Le neoplasie agiscono come in una partita a poker, "rimescolando" continuamente le carte genetiche

Uno studio milanese svela nel dettaglio come i tumori riescono a battere, in diverse occasioni, la chemioterapia. La neoplasia, infatti, agisce come fosse in una partita a poker, scegliendo le sue carte tra quelle che vengono continuamente rimescolate dall'instabilita' genetica causata dalla presenza di un alterato numero di cromosomi nelle cellule: lo dimostra uno studio internazionale coordinato da Stefano Santaguida dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e dell'Universita' Statale di Milano.

I risultati della ricerca, sostenuta anche da Fondazione AIRC, sono pubblicati sulla rivista Developmental Cell. "Il nostro lavoro da' un contributo fondamentale alla comprensione delle cause della chemioresistenza, un rischio che incombe anche sui farmaci anticancro piu' efficaci", spiega Santaguida. "Abbiamo dimostrato che la cellula tumorale e' capace di sfruttare la sua instabilita' genetica per sopravvivere anche in condizioni di stress, quale l'attacco mortale di un farmaco chemioterapico. Tutto parte dall'aneuploidia, un cambiamento del numero di cromosomi, che risulta in un patrimonio cromosomico (cariotipo) diverso dalle cellule normali e caratterizzato da instabilita' genetica. Questa instabilita' e' alla base del 'caos cellulare' caratteristico del cancro, che manda in tilt il normale funzionamento della cellula, come se le cellule stessero continuamente 'rimescolando le carte'. Questo continuo rimescolamento puo' essere sfruttato da una cellula tumorale per sopravvivere: mettendo continuamente sottosopra il proprio corredo genetico, quando viene attaccata da una molecola di chemioterapico puo' selezionare meglio il suo 'poker d'assi', cioe' il cariotipo capace di resistere al farmaco. Questo spiega perche' in alcuni pazienti la chemioterapia potrebbe non raggiungere i risultati desiderati".

L'aneuploidia e' presente nel 90% dei tumori solidi e il 75% di quelli ematologici. "Il nostro obiettivo - afferma Santaguida - e' inserire l'analisi del cariotipo nello studio del profilo del tumore", un passo avanti "verso una medicina di precisione. Se individuiamo quale cariotipo provoca chemioresistenza, possiamo capire da subito quale combinazione di farmaci utilizzare per evitarla e fornire trattamenti in grado di eradicare le cellule tumorali".

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