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I sindaci non 'concedono' la strada: la Milano Sanremo cambia, quasi sparita la Liguria

Ben 13 sindaci del savonese non hanno concesso il passaggio alla corsa. Il nuovo percorso

Vincenzo Nibali vincitore nel 2018 - Foto GenovaToday

Hanno vinto i sindaci. La Milano-Sanremo edizione 2020 non passerà alla storia solo per la data inedita, sabato 8 agosto, fissata dopo lo slittamento a causa dell'emergenza coronavirus, ma anche per il percorso. La presa di posizione di 13 primi cittadini del savonese - che non hanno voluto chiudere al traffico l'Aurelia - è arrivata fino in fondo e la corsa non transiterà dalla provincia di Savona e da quella di Genova.

A pesare sono stati gli ormai cronici problemi alla viabilità ligure e il cluster di covid, che hanno spinto gli amministratori a chiedere 600 steward per assicurare il distanziamento sociale durante il passaggio della Classica di ciclismo. L'organizzazione della corsa, Rcs Sport, ha deciso così di modificare il percorso.

Dalla nuova Milano-Sanremo sparisce quasi del tutto la Liguria e il grande assente, inevitabilmente, sarà il Turchino. Il ritrovo, come da tradizione, sarà al Castello Sforzesco, mentre la partenza ufficiale sarà a Corsico. Quindi i ciclisti correranno verso Alessandria, Asti, Alba e il colle di Nava, con il Piemonte che in sostanza prenderà il posto della Liguria. Poi il torpedone si snoderà verso Imperia e soltanto da lì si riprenderà il tracciato originario, con la Cipressa a 22 km dall’arrivo e il trampolino del Poggio a 10 km dal traguardo in via Roma. Il nuovo percorso conterà 299 km contro i 291 stabili inizialmente. 

"Ci dispiace che la Milano-Sanremo debba cambiare tracciato. Questa è l’ennesima conseguenza che dobbiamo subire a causa del piano folle sulle nostre autostrade voluto dal Ministero - le parole di Giovanni Toti, presidente della regione -. Capisco le perplessità di alcuni sindaci all’ipotesi di dover chiudere l’8 agosto, per far passare il tracciato, un’arteria fondamentale per la nostra viabilità già profondamente provata. E mentre assistiamo all’ennesima promessa di fine lavori disattesa, andiamo avanti affinché qualcuno paghi per tutto questo. Prima o poi dovranno arrivare risposte ai liguri da un ministro che continua a fingersi sordo alle nostre richieste".
 

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