Cronaca

Mille euro per donare gli ovuli, l'indagine dei carabinieri sull'eterologa

Il Nas punta l'attenzione su una clinica milanese

Una sala operatoria (Repertorio)

Donare gli ovuli per mille euro. In busta chiusa, all'uscita dalla clinica. Questo è in sintesi ciò che sarebbe accaduto alla clinica Matris di Milano, situata in via dei Gracchi (zona Sardegna), gestita dal professor Severino Antinori, "padre" della fecondazione assistita. 

Si tratta di denunce. I carabinieri del Nas stanno indagando: nessuna accusa formalizzata per il momento. La storia - raccontata da Repubblica - è quella del "buco nero" della fecondazione eterologa in Lombardia. Una pratica ormai permessa da una sentenza - chiarissima - della Consulta, ma non ancora davvero partita in regione a causa di una legge regionale di attuazione che è stata criticata perché troppo restrittiva e penalizzante. Le eventuali pratiche ai confini della legge - che non devono mai giustificarsi in astratto - sono purtroppo da mettere in conto, come quando in Italia si moriva di aborto perché si potevano praticare solo aborti clandestini.

In Lombardia non si è ancora attivato un registro di donatrici e donatori; le coppie sterili spendono almeno seimila euro per accedere a questa pratica. In questo quadro sono scattate alcune denunce che ora, appunto, sono al vaglio dei carabinieri.

La storia è più o meno sempre la stessa: alla ragazza vengono offerti mille euro per ogni donazione di ovuli andata a buon fine, più altri cinquecento per ogni amica che lei presenta alla clinica. Stando al resoconto di Repubblica, si tratta per lo più di giovanissime (18-20enni) in gravi difficoltà economiche, reclutate con il passaparola o per caso: una, per esempio, stava cercando un appartamento in affitto ed è così che ha conosciuto la "factotum" della clinica. Tiziana De Giorgio, per Repubblica, ne ha anche intervistata una, che vive a Pieve Emanuele con la mamma nella taverna dell'ex villino di famiglia: dopo la separazione dei genitori, il papà si è tenuto il resto della villetta. La ragazza lavora saltuariamente, la madre non ha un impiego: ed ecco la necessità economica. Mille euro per ogni donazione sono allettanti per chi, come questa 18enne, appare "dimenticata" da tutti. 

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea, al di là di quel che si pensa sulla fecondazione eterologa, è se la ragazza 18enne è conosciuta dal sindaco, dall'assessore ai servizi sociali e dagli uffici del comune di Pieve Emanuele; e, se no, che cosa aspettano ad occuparsene. 

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