Detenuto straniero si toglie la vita nel carcere di Opera

E' successo negli scorsi giorni. Un detenuto, originario delle Filippine condannato all'ergastolo, approfittando dell'assenza del compagno di cella, si è impiccato con la cintura dell'accappatoio alle sbarre della finestra

Un'altra tragica storia si è consumata in un carcere italiano, la trentesima vittima dall'inizio del 2010. Un detenuto ergastolano, di nazionalità straniera, si è impiccato all'interno della casa reclusione di Milano Opera. A darne notizia è stato Angelo Urso, segretario nazionale della Uil Penitenziari. Il ristretto si è tolto la vita approfittando del fatto che il compagno di cella era fuori per godere della sua ora d'aria.

Si chiamava Francisco Caneo, aveva 48 anni ed era originario delle Filippine. Era detenuto a Milano dallo scorso dicembre dopo una condanna all'ergastolo per duplice omicidio. Nel novembre 2008, Caneo aveva ucciso a coltellate una zia e una cugina, con cui viveva in un appartamento a Magenta, nel Milanese. Venne arrestato qualche ora dopo.

Francisco era rimasto solo in cella, intorno alle 13.30 quando ha pensato di farla finita, impiccandosi con la cintura dell'accappatoio alle sbarre della finestra. Da quanto si è saputo l'uomo, che ha moglie e due figli che vivono nelle Filippine, lavorava presso uno dei laboratori della casa di reclusione e dal primo giugno era stato assunto da una società esterna.

"Siamo rimasti colpiti e scossi - ha detto Giacinto Siciliano, direttore di Opera, sottolineando che l'ultimo suicidio risale al 2008 - perché non aveva dato alcun segnale che facesse pensare a un gesto del genere".

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"Dopo la vicenda della mancata traduzione di 14 detenuti in udienza - ha dichiarato Angelo Urso della Uil - è l'ennesimo episodio che porta all'attenzione della cronaca l'istituto milanese. Nell'istituto di Milano Opera il personale di Polizia Penitenziaria (poco più di 500 unità) opera con una carenza pari più o meno al 50% del fabbisogno- ricorda ancora Urso -al punto che troppo spesso si registra che una sola unità deve espletare due o tre servizi contemporaneamente, a fronte di un sovraffollamento cronico (oltre 1200 detenuti)". La Uil ha comunicato al capo del Dap le difficoltà e i disagi dell' istituto, che ha il più alto numero di detenuti 41/bis e Alta Sicurezza.

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