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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cinisello Balsamo Cinisello Balsamo / Via XXV Aprile

"Giorno della Memoria", reading teatrale gratuito su Maïti Girtanner

In occasione del Giorno della Memoria il centro culturale Cara Beltà in collaborazione con il Comune di Cinisello Balsamo propone una storia vera di coraggio e perdono, quella di Maïti Girtanner, una giovane che non ha accettato l’oppressione nazista

In occasione del Giorno della Memoria, ogni 27 gennaio, il centro culturale Cara Beltà in collaborazione con il Comune di Cinisello Balsamo propone una storia vera di coraggio e perdono, quella di Maïti Girtanner, una giovane che non ha accettato l’oppressione nazista e si è spesa in innumerevoli azioni di resistenza, scommettendo sul bene.

Una figura ancora poco nota, ma di grande rilievo. La storia, liberamente tratta dal libro "Maïti. resistenza e perdono" (Itaca Edizioni), sarà raccontata in forma di reading teatrale con la regia di Lidia Labianca, musiche a cura di Carla Pastormerlo e voci di Francesca Parravicini, Lidia Labianca, Filippo Tampieri.

L’appuntamento è venerdì 27 gennaio alle ore 21, presso l’auditorium Falcone e Borsellino del centro culturale Pertini. Ingresso libero con prenotazione consigliata.

Sempre venerdì 27 gennaio, alle ore 11, le istituzioni del territorio insieme ai rappresentanti delle associazioni locali ricorderanno tutte le vittime dell’olocausto e soprattutto i concittadini che sono stati deportati nei campi di concentramento nazisti presso la stele del deportato presente all’interno del parco Nord.

Nata in Svizzera il 15 marzo del 1922, Maïti a 18 anni si trova costretta, a causa dell’invasione nazista, a rimanere in Francia nell’antica dimora di famiglia, nel villaggio di Bonnes, affacciato sulla Vienne, fiume che costituirà un tratto della linea di demarcazione tra la Francia occupata dai nazisti e la parte libera dello stato francese.

La nazionalità svizzera, la conoscenza del tedesco e il suo temperamento le consentiranno una relativa libertà di movimento, che metterà a servizio degli abitanti del villaggio.

Le richieste diverranno via via più impegnative e, in seguito, decisamente rischiose, quando le verrà chiesto di aiutare soldati dell’esercito francese, persone in fuga dirette verso la zona libera e corrieri, falsificare documenti e proteggere professori ebrei.

Dopo tre anni di sempre maggior coinvolgimento, nell’ottobre del 1943 viene arrestata dalla Gestapo, deportata e, in fin di vita, liberata nel febbraio del ’44.

In quei mesi ha dovuto infatti sopportare le torture di un giovane medico tedesco, incaricato di sperimentare nuovi trattamenti con lo scopo di far confessare i prigionieri. Una serie di bastonate, dirette alla spina dorsale, distrussero i suoi centri nervosi.

Le sofferenze permanenti la costrinsero a confrontarsi con una doppia e dolorosa rinuncia: alla musica e alla possibilità di avere figli. Ritrovata col tempo un minimo di stabilità fisica, divenne insegnante, offrendo un aiuto prezioso a tanti studenti del conservatorio.

Sarà un lungo cammino, che Maïti percorrerà sorretta dalla fede. Fino all’incontro, quarant’anni dopo, con il suo persecutore, malato e con pochi mesi di vita di fronte, venuto a chiedere il suo perdono.

La vicenda di Maïti, pur nella sua eccezionalità, documenta che il male e l’orrore possono non avere l’ultima parola, che il perdono è un’alternativa difficile, ma possibile: può aiutare così, a guardare anche alla tragedia della Shoah con speranza.

La testimonianza di un bene reale e vissuto rende anche la memoria del male fonte di una possibile ripresa.

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