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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

"Fu strangolata e poi carbonizzata": sempre più probabile il ritrovamento dei resti di Lea Garofalo

L'ultima parola spetterà all'esame del Dna, ma sembrano esserci molti elementi che confermano la presenza del cadavere di Lea Garofalo - collaboratrice di giustizia uccisa nel 2009 - in un campo in Brianza

"Il ritrovamento dei resti umani di Lea Garofalo rappresenta l'ulteriore drammatica conferma della fondatezza della sentenza di condanna all'ergastolo di Cosco Carlo e degli altri complici".

Lo afferma l'avvocato Roberto D'Ippolito, legale delle parti civili, la sorella di Lea, Marisa e la madre Santina Miletta, che è morta per grave malattia i primi di novembre. "L'esame autoptico - ha aggiunto il legale - consentirà di conoscere nuovi particolari del delitto, consumato con particolare ferocia".

I resti della collaboratrice di giustizia, infatti, sarebbero stati trovati tra Milano e Monza, in campo in Brianza. La donna, secondo questi ultimi riscontri non sarebbe stata sciolta nell'acido, ma strangolata e poi carbonizzata. Sono dei monili e degli effetti personali che hanno portato gli investigatori a ritenere che il cadavere possa essere della Garofalo. 

Nella ricostruzione fornita nel corso della requisitoria di primo grado dalla pubblica accusa, che ha chiesto e ottenuto dalla corte d'assise di Milano la condanna all'ergastolo di sei persone tra cui l'ex compagno della donna, Lea Garofalo, dopo il sequestro sarebbe stata raggiunta da un colpo di pistola, quindi probabilmente dentro una fossa biologica di un magazzino tra Milano e Monza sciolta in 50 litri di acido.

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