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Milano, assalti armati alle slot e ai compro oro: fermata la banda che sparava per terrorizzare

In manette dieci persone, molte erano vecchie conoscenze delle forze dell'ordine

Entravano in azione con le armi in pugno. Due pistole e un fucile a canne mozze, un arsenale carico e pronto a fare fuoco. E in due casi gli spari sono partiti per davvero (anche se non hanno ferito nessuno). Una banda composta da professionisti quella sgominata dai carabinieri della compagnia di Corsico all'alba di lunedì 13 luglio. Dieci le persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere; sono accusate — a vario titolo — di rapina aggravata, detenzione e porto di armi clandestine, tentata estorsione, ricettazione, lesioni aggravate e furto.

Le indagini, coordinate dal pm Andrea Fraioli della procura di Milano, sono state messe a segno dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Corsico. I detective del capitano Pasquale Puca hanno lavorato giorno e notte per scrivere la parola fine all'operazione "Lavagna pulita", nome che prende spunto proprio dal quartiere popolare di Corsico, luogo in cui si riunivano per studiare i loro colpi, proprio a poche decine di metri dalla stazione dei carabinieri.

Una "batteria" di esperti

La batteria era composta da persone esperte; professionisti del crimine li hanno definiti gli investigatori durante una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Milano. Una banda costruita attorno a Maurizio A., vecchia conoscenza delle forze dell'ordine che era tornato in libertà nel febbraio del 2019 dopo oltre 15 anni di galera.

Ma parte dell'organizzazione era già stata arrestata a ottobre del 2019 dopo una rapina a una sala slot di Magenta che aveva fruttato un bottino di 20mila euro. In quel caso gli arresti furono quattro, un componente è stato raggiunto dal provvedimento in Spagna (dove si trova detenuto per un colpo alla Caixa Bank di Madrid), gli altri sono stati arrestati con le prime luci dell'alba di lunedì.

Sei i colpi contestati, due quelli tentati. Le vittime? Sale slot e compro oro. Il minimo comune denominatore? Tutte attività appartenenti a proprietari cinesi. Il motivo, secondo i detective, erano un solo: andare a colpo sicuro ed evitare di pestare i piedi a qualche pesce più grosso.

I colpi e l'arresto (di una parte) della banda

La prima rapina messa a segno dalla banda, secondo gli investigatori, sarebbe quella in via Arnolfo di Cambio, nel cuore della Chinatown Milanese. In quel colpo i malviventi — due uomini con il volto parzialmente coperto — avevano fatto irruzione impugnando due pistole ed erano riusciti a farsi consegnare l'incasso, una cifra monstre pari a 163mila euro. E per evitare di essere inseguiti dagli esponenti della comunità cinese esplosero due colpi di pistola.

Dopo la pausa estiva la banda avrebbe messo a segno altri cinque colpi a settembre (due falliti) e uno a ottobre, l'ultimo: quello fatale.

La tentata estorsione

Rapine da film, colpi da manuale. Ma anche una tentata estorsione. Azione messa a segno nei confronti di una panettiera. Un fatto che, secondo i magistrati, andrebbe letto come un tentativo per "iniziare a operare un controllo del territorio", ha precisato la procuratrice aggiunta Laura Pedio.

Tutto era accaduto a inizio ottobre quando Maurizio A. minacciò la prestinaia che si era rifiutata di dare pane a credito a suo fratello: "Tu prova a chiamare i carabinieri che vi faccio saltare in aria e faccio bruciare il negozio, infami", le aveva detto.

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