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Torture in Libia e falsi documenti in Italia: sgominata la banda di trafficanti, due a Milano

Tra i latitanti i due capi della "cellula" milanese

Sgominata una banda di trafficanti di persone che aveva la sua base operativa tra Milano e il Nord-Est e che operava almeno dal 2017, l'annata dell'esplosione degli sbarchi in Italia (e in Grecia). Quattordici persone sono state fermate e quattro indagati sono latitanti, tra cui due eritrei con "base" nel Milanese: Ghirmay Mussie e Andemiclael Musie.

L'indagine è stata condotta dalla squadra mobiile di Palermo e dal servizio centrale operativo, e coordinata dalla procura palermitana (guidata dal procuratore Francesco Lo Voi). Le cellule dell'organizzazione erano presenti in Africa, in Italia e anche in altri Paesi eurpei. Da una parte la banda si occupava di organizzare i viaggi, dall'altra di riscuotere i pagamenti per i trafficanti (sia per il viaggio sia per la "liberazione" dai centri di accoglienza libici, spesso veri e propri lager) attraverso il collaudato metodo informale "hawala", con passaggio di denaro attraverso una rete di fiduciari.

La banda è accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, esercizio di attività abusiva di prestazione di servizi di pagamento e altri delitti contro la persona, l'ordine pubblico, il patrimonio e la fede pubblica; reati aggravati dalla transnazionalità. Il vertice è considerato il latitante Ermias Ghermay, etiope di 45 anni, già emerso con questo ruolo nelle precedenti operazioni "Glauco I-II-III", condotte dal 2013 al 2017. 

La banda si occupava di tutto il viaggio

La banda sgominata dalla procura di Palermo operava per favorire la traversata africana dei migranti dai propri Paesi d'origine alla Libia, nonché durante la permanenza nei campi di prigionia libici. Da sottolineare gli strettissimi contatti tra i criminali fermati e coloro che "dirigono" i campi libici, veri e propri luoghi di tortura. Poi il sodalizio si occupava dei migranti anche una volta giunti in Sicilia, a bordo delle navi impiegate nelle attività di soccorso: in particolare li faceva scappare dai centri d'accoglienza siciliiani fornendo loro, in alcuni casi, anche falsi documenti, e organizzando la loro partenza verso il Nord Italia. Oppure contattava migranti già in Italia che desideravano proseguire il loro viaggio verso altri Paesi europei e, in qualche caso, gli Stati Uniti.

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