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Martedì, 23 Aprile 2024
L'intervista / Solaro

Trans massacrata a calci e pugni in faccia: "Mi ha sfigurata"

Parla una transessuale picchiata a sangue da un cliente all'interno della sua abitazione. Il racconto

“Sono viva per miracolo. Sono terrorizzata, la notte non dormo più. Non so quando riuscirò a riprendermi”. È sotto choc Agata (nome di fantasia), trans originaria della provincia di Foggia. La scorsa settimana è stata vittima di una aggressione omotransfobica. Picchiata violentemente e sfigurata dalle decine di colpi assestati da un uomo. Il caso è avvenuto in un appartamento nel Milanese, a Solaro. “Giorni prima avevo pubblicato un annuncio su una piattaforma di incontri. Sono stata contattata telefonicamente da un uomo, che mi ha chiesto se potevamo incontrarci. Gli ho comunicato l'indirizzo e dopo pochi minuti era già sotto casa”, racconta a FoggiaToday.

L'uomo, un 40enne dalla corporatura atletica, con i capelli brizzolati, si è presentato poco dopo, ma i suoi primi comportamenti avevano già fatto insospettire Agata: “Appena entrato, mi ha chiesto se fossi da sola e la domanda mi era sembrata un po' strana”. Quello che è accaduto dopo è stato il prologo del dramma da lei vissuto: “Mi ha prima chiesto la tariffa, poi ha aggiunto che non aveva denaro con sé. Al mio diniego, mi ha chiesto la cortesia di offrirgli un bicchiere d'acqua assicurandomi che se ne sarebbe andato subito dopo”. Da lì in poi è cominciata l'incubo: “Mi sono voltata per prendergli dell'acqua, e mentre stavo per porgergli il bicchiere mi ha sferrato un pugno sulla tempia, seguito da altri colpi al naso, sulla bocca e sulla testa”.

L'aggressione belluina è poi proseguita, quando l'uomo ha spinto Agata sul letto nel tentativo di soffocarla: “Mi ha preso per la gola e dopo avermi gettata sul letto mi ha posto un cuscino in faccia. Fortunatamente, non ho perso i sensi e sono riuscita a colpirlo alle parti intime, per allentare la sua presa e dirigermi verso la porta. Ma lui mi ha afferrata di nuovo per i capelli, mi ha sbattuto a terra sferrandomi delle ginocchiate sul viso e tirandomi un calcio sulla bocca. C'era sangue a terra dappertutto. Quando è scivolato su una pozza di sangue, ne ho approfittato, ho avuto la forza di rialzarmi, uscire e scendere giù in strada per chiedere aiuto”.

A quel punto la donna è stata soccorsa da un residente nel palazzo di fronte, che ha subito allertato le forze dell'ordine, mentre l'uomo è riuscito a darsi alla fuga, non prima di portar via con sé un Iphone e dei contanti, conservati in cucina. Agata è stata subito trasportata al pronto soccorso per tutti gli esami del caso. Il referto medico è inquietante: frattura delle ossa nasali, tumefazione ed ecchimosi all'occhio sinistro e al labbro superiore, più un ematoma alla regione frontale e varie escoriazioni: “Mi ha sfigurata – racconta Agata –, ora sembro un'altra persona. È probabile che fosse un esperto di arti marziali, perché ogni pugno e calcio ha colpito dei punti delicati. Generalmente, sono una che sa difendersi, ma quell'uomo aveva la forza di tre persone. Sono crollata già al primo pugno”.

Poi è arrivata la denuncia presso la caserma dei carabinieri: “Inizialmente, ero restia a farlo. Ma le parole del maresciallo mi hanno fatta riflettere. Io potrei non essere stata la prima a subire una aggressione simile e, magari, chi verrà dopo di me potrebbe non essere fortunata a scappare. Guardarmi allo specchio e vedere come mi ha ridotta, mi ha convinta a denunciarlo. Mi piacerebbe chiedergli perché lo ha fatto. Non so darmi una spiegazione”. “È la prima volta che mi capita una cosa simile”, confessa Agata, vittima come tante di episodi discriminatori, ma che non erano mai andati oltre le offese verbali.

Le ferite subite prima o poi si rimargineranno, ma ce ne sono altre, ben più pesanti che sarà difficile lenire nell'immediato: “Come trans è quasi impossibile trovare lavoro. È sempre un trionfo di “Le facciamo sapere”. Paradossalmente, c'erano più possibilità quando ero un uomo, seppur gay”. Per non parlare dell'indifferenza avvertita mentre quell'uomo cercava di ucciderla: “Un palazzo di cinque piani, con cinque appartamenti per piano, nessuno che abbia fatto nulla mentre mi stava massacrando. Si sono fatti vivi solo all'arrivo delle forze dell'ordine, con qualche gentilezza di circostanza, ma nel mentre dov'erano?”.

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