Politica Città Studi / Via Ponzio

Online le foto di chi ha votato contro una mozione: bufera su "Lambrate Informa"

Le accuse: "Lista di proscrizione contro chi non la pensa come loro". Il centrodestra difende la pagina Facebook: "Votazione pubblica, hanno fatto bene"

Un'immagine della piscina Romano (Instagram/Aksinia_Polimonova)

Scoppia il putiferio contro la pagina Facebook "Lambrate Informa", non uno dei tanti gruppi di quartiere del social network ma una pagina informativa con idee ben precise alle spalle, ad esempio spesso impegnata a denunciare con fotografie la presenza di rom nelle vie della zona.

Martedì sera sulla pagina è apparso un collage con le fotografie dei consiglieri del Municipio 3 che hanno votato contro una mozione del Movimento 5 Stelle sul centro balneare Romano. La mozione, per la cronaca, chiedeva che nel centro non venga assolutamente costruita una nuova residenza universitaria, «preservando la più ampia fruizione pubblica sia dei manufatti che delle aree a verde». E, con la bocciatura della maggioranza di centrosinistra, non è stata approvata.

Ora: le votazioni in consiglio di Municipio sono pubbliche e, ovviamente, è pubblico il nome dei consiglieri, le cui fotografie si trovano agevolmente su Google o sui social network. Ma "Lambrate Informa" ha accompagnato il collage scrivendo: «Pubblicheremo i volti di chi decide per noi a sfavore del futuro del nostro Municipio». Scatenando le polemiche, tra chi difende la pubblicazione e chi, invece, sottolinea che il collage delle fotografie assomiglia alla "messa all'indice", diversamente dal semplice annotare i nomi di chi ha votato in un certo modo. Effettivamente, se pure è vero che i consiglieri sono noti a tutti e persone pubbliche, non si capisce il "valore aggiunto" di una serie di fotografie, se non per cercare di aumentare la riconoscibilità nel quartiere. 

Il centrosinistra: "Messi alla gogna, metodi inaccettabili"

Il post ha suscitato le reazioni degli esponenti milanesi di centrosinistra, a partire dal segretario metropolitano del Partito Democratico Pietro Bussolati che ha espresso solidarietà ai consiglieri di maggioranza del Municipio 3, «vergognosamente attaccati da una pagina di pseudo informazione per aver respinto una mozione dei Cinque Stelle». Bussolati ha parlato di «ennesimo atto di squadrismo digitale» e di «linguattio e metodi inaccettabili che ricordano un certo passato».

E di «gogna vergognosa» ha parlato Mirko Mazzali, presidente del consiglio di Municipio 1 (e delegato del sindaco per le periferie), esponente di Campo Progressista. L'ex consigliere comunale di Sel ha riassunto così il 'messaggio': «Se non voti come vuoi tu, metto la tua foto su un giornale sul web. Sembra una piccola cosa, invece è una grande vergogna».

Stesso pensiero per Sinistra X Milano (la lista di Sel e Verdi alle elezioni del 2016, ora un componente del gruppo Insieme X Milano): «E' legittima - scrive in una nota - l'espressione di opposizione e dissenso, così come è legittimo il racconto delle proprie posizioni e la ricerca del confronto. È invece inaccettabile la messa all'indice di chi la pensa in modo diverso. È inaccettabile perché rappresenta il rifiuto di qualunque confronto democratico. È inaccettabile perché alimenta un clima di odio latente che, sul web in particolare, è pronto a esplodere e a trasformarsi in violenza reale. È inaccettabile perché è il primo passo verso la messa all'indice di chi la pensa in modo diverso anche fuori dalle istituzioni e non ha strumenti per difendersi e tutelarsi».

Centrodestra e 5 Stelle difendono "Lambrate Informa"

La pagina Facebook "Lambrate Informa" è stata invece difesa da diversi esponenti di centrodestra. «Chi fa politica come i consiglieri di Municipio può e deve accettare chi, entro determinati limiti, avanza delle critiche, con buona pace di Bussolati e della sinistra, che vedono squadrismo dove non c'è», ha replicato l'ex vice sindaco di Milano Riccardo De Corato (di Fratelli d'Italia).

Sulla stessa linea Silvia Sardone, consigliera comunale di Forza Italia, secondo cui non c'è scandalo: «Per caso - si è chiesta - gli esponenti politici hanno paura di far sapere le proprie scelte? Evidentemente "Lambrate Informa" dà fastidio e la sinistra cerca di zittirla». E il vice capogruppo di F.I. a Palazzo Marino, Alessandro De Chirico, ha sostenuto che «pubblicare le foto degli esponenti del Municipio 3 non è ascrivibile al reato di lesa maestà anche perché i consiglieri municipali sono tutti personaggi pubblici. Non si può e non si deve censurare chi la pensa diversamente ed esprime un concetto in maniera garbata».

Tra chi ha difeso "Lambrate Informa" anche Patrizia Bedori, consigliera comunale del Movimento 5 Stelle: «Chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni è un personaggio pubblico e non troviamo disdicevole la pubblicazione di foto. Fare i nomi si ma le foto no? Non riusciamo a comprendere perché sia il Pd che Sinistra X Milano se la siano presa tanto. Invece di sterili e inutili polemiche, dovrebbero chiedersi perché i cittadini, gli studenti, i professori e i lavoratori sono così arrabbiati», ha scritto in una nota: «Ogni consigliere che agisce in linea con il proprio pensiero dovrebbe essere orgoglioso del proprio voto e dovrebbe desiderare la maggior pubblicità possibile».

Il casus belli: la riqualificazione della piscina Romano

Il centro balneare Romano di via Ponzio è stato affidato al vicino Politecnico nel 2011 per una riqualificazione complessiva che sarebbe costata 23 milioni di euro, a costo zero per il Comune di Milano, con tre capisaldi: l'ammodernamento dell'impianto (a patto che resti accessibile a tutti e a tariffe comunali), l'apertura tutto l'anno e la costruzione di residenze per studenti meritevoli con scarso reddito (la piscina è infatti situata in zona Città Studi). 

Nel 2012 la Sovrintendenza è intervenuta ponendo un vincolo storico-artistico sul complesso della piscina Romano, costringendo ad abbandonare il "vecchio" progetto: nel frattempo l'allora Zona 3 (ora Municipio 3) aveva deliberato lo scorporo catastale dei giardini di via Zanoia dal resto del complesso per "salvarli", trattandosi dell'unico polmone verde per i bambini della zona. E proprio sul lato sud di questi giardinetti il Politecnico ha successivamente pensato di realizzare un nuovo fabbricato per le residenze universitarie. Infine l'ultima proposta: la sopraelevazione degli attuali spogliatoi per costruire un palazzo affacciato sull’impianto balneare e sul parco. Idea, questa, che secondo alcuni (ma non tutti) si scontra con il vincolo della Sovrintendenza.

La mozione Cinque Stelle: "No a studentato alla Romano"

Contro questa ipotesi (e contro ogni ipotesi di residenza univesitaria) si è mosso il Movimento 5 Stelle, con la mozione presentata e bocciata dalla maggioranza. I consiglieri Cinque Stelle hanno chiesto che il centro balneare venisse «preservato da qualsivoglia manomissione tesa a realizzare entro le aree di pertinenza nuovi edifici e strutture da destinarsi a residenze universitarie preservando con ciò, in ottemperanza al vincolo esistente, il suo pregio architettonico e paesaggistico e la più ampia fruizione pubblica sia dei manufatti che delle aree a verde». La maggioranza di centrosinistra ha votato contro la mozione (provocando poi la reazione di "Lambrate Informa" con il collage fotografico dei consiglieri contrari), proponendone e approvandone una propria che, a detta delle opposizioni (e di "Lambrate Informa") lascia invece aperta la realizzazione della residenza universitaria.

Anche la maggioranza chiede di ricollocarlo

Nella mozione approvata, in realtà, non si legge affatto un "via libera" alla residenza che, lo ricordiamo, era negli accordi fin dall'inizio. Tutt'altro. Lo scenario del quartiere è infatti mutato: Besta e Istituto Tumori dovrebbero trasferirsi alla Città della Salute di Sesto San Giovanni e le facoltà scientifiche della Statale dovrebbero far altrettanto, ma in direzione dell'area ex Expo 2015. Liberando parecchi immobili. 

Di conseguenza il centrosinistra, con la sua mozione, ha scritto nero su bianco che sarebbe più opportuno considerare «localizzazioni alternative nell'ambito di Città Studi» per le residenze universitarie. Tradotto: non fatele più nel centro balneare Romano ma ricavatele dagli immobili che verranno liberati dagli ospedali o dalla Statale.

D'altra parte il Politecnico (insieme al Comune, alla Regione, al Demanio e alla Bicocca) è già impegnato in un tavolo per il riutilizzo degli immobili che non saranno più usati dalla Statale, per mantenere la "vocazione universitaria" del quartiere. Lo studentato in una ex facoltà della Statale (e non più al centro balneare Romano) potrebbe essere una naturale conseguenza. 

L'intervento dell'assessore Maran: "Vi spiego perché è giusto il voto del centrosinistra"

Sulla vicenda si è espresso anche Pierfrancesco Maran, del Pd, assessore all'urbanistica, con un intervento su Gli Stati Generali, per spiegare la storia del centro balneare Romano e perché, a suo parere, è stato corretto il comportamento del centrosinistra in Municipio 3. Maran ha spiegato che Milano ha 250 mila studenti universitari e 4 mila posti letto per loro negli studentati. Il Politecnico ha ottenuto otto milioni dal ministero per la residenza universitaria, e - dopo i passaggi spiegati anche sopra - si è arrivati alla conclusione di rialzare di due piani gli spogliatoi, realizzandone altri nuovi e ristrutturando la piscina per tenerla aperta il più possibile.

L'assessore ha quindi sottolineato che la mozione del centrosinistra (approvata) non chiede di confermare la residenza universitaria negli ex spogliatoi ma, al contrario, di trovare un'altra collocazione nel quartiere di Città Studi in vista della liberazione di diversi immobili; al contrario la mozione («bocciata e da qui la lista di proscrizione», scrive Maran) dei Cinque Stelle chiedeva, tout court, il "no" alla residenza.

Gli otto milioni del ministero, ha aggiunto Maran, non sono esaustivi: va quindi trovato un partner privato per tutto il progetto. Ma dire "no" alla residenza senza ulteriori specificazioni avrebbe potuto far togliere dal ministero il contributo. «Non sarebbe solo un peccato perdere otto milioni per residenze universitarie a Città Studi, ma conoscendo come funzionano i Ministeri, può diventare la scusa per non finanziare anche altri interventi su residenze universitarie a Milano», ha scritto Maran. 

Di qui la necessità di non dire un "no" secco alla residenza ma chiedere, semmai, una diversa collocazione. Ora - ha proseguito Maran - il Comune di Milano incontrerà il rettore del Politecnico per decidere rapidamente il da farsi, valutando appunto spazi alternativi. Se non sarà proprio possibile, ha assicurato l'assessore, in ogni caso qualunque rialzo di due piani sugli spogliatoi dovrà essere approvato dalla Sovrintendenza, visto il vincolo. Una garanzia, insomma. Quanto ai giardini di via Zanoia, «sono dei bambini e resteranno dei bambini», ha assicurato Maran, promettendo eventualmente fondi comunali per risistemarli se non dovessero essere inclusi nel progetto. 

«Milano - ha chiarito l'assessore - non rinuncia a fondi statali per le residenze universitarie. Aggiungo che mi indigna molto di più vedere affittate nel quartiere stanze in nero agli studenti a 650€ piuttosto che creare una residenza universitaria a prezzi convenzionati».

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