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Atm, accordo dopo lo sciopero: "Nessun licenziato e tutti manterranno lo stipendio attuale"

Il Comune di Milano ottiene di tenersi aperto la possibilità della gara per il trasporto pubblico

Sciopero dei mezzi: gente fuori dalla stazione del metrò (foto Giuseppe D'Amico)

Dopo lo sciopero, l'intesa tra sindacati e Comune di Milano. Le quattro ore di astensione dal lavoro, mercoledì 5 mattina, in pieno Salone del Mobile e Fuori Salone, sono servite per raggiungere un accordo: l'adesione (massiccia) dei lavoratori di Atm, poi la convocazione delle sigle sindacali in Comune e l'accordo in tarda serata.

I lavoratori dell'azienda di trasporto pubblico (che è partecipata al 100% dal Comune) erano preoccupati per la ventilata gara (la concessione di Atm è in scadenza), ma anche per eventuali esuberi (si calcolavano circa duemila lavoratori a rischio su novemila) e gli stipendi: se infatti dovesse accadere che Atm entri nell'orbita di Fs (come non è affatto stabilito, ma molti credono che alla fine si arriverà a questo), il nuovo proprietario potrebbe applicare un contratto diverso, meno vantaggioso.

I punti principali dell'intesa riguardano proprio stipendi e occupazione. Il Comune di Milano si è sostanzialmente impegnato a mantenere, in ogni caso, gli stessi livelli occupazionali e salariali di adesso. Dunque nessun lavoratore Atm rischierà il posto o un decurtamento dello stipendio. D'altro canto il Comune si tiene libero sulla possibilità di effettuare la gara per il trasporto pubblico. La norma prevede che, se l'ente è proprietario di un'azienda di trasporti, a certe condizioni (che per Atm ci sarebbero) potrebbe affidare il trasporto "in house" alla sua controllata, senza gara. 

Ma, in caso del bando, non ci sarà più il ventilato "spacchettamento" dei servizi, ad esempio separando il trasporto cittadino dalla gestione dei parcheggi su strisce blu. Ci sarà invece il "lotto unico". Infine, il Comune di Milano preparerà al più presto la delibera per prorogare di un anno (tutto il 2017) il contratto con Atm. Un punto su cui c'era già certezza di intenzioni (Palazzo Marino lo aveva annunciato da tempo, proprio per preparare il bando di gara) ma, fino adesso, senza l'atto normativo conseguente.

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