Imane Fadil, un altro mese per gli esami: troppi punti oscuri per la morte dell'ex modella

Non finisce il "giallo" della morte della tunisina che partecipò ad alcune "cene eleganti" ad Arcore

Imane Fadil

Ancora un mese per risolvere il giallo della morte di Imane FAdil, la modella tunisina deceduta a 34 anni il primo di marzo alla clinica Humanitas, dov'era ricoverata dal 29 gennaio. Non è ancora chiaro il motivo della morte della giovane, che era rimasta coinvolta nel caso Ruby e avrebbe dovuto testimoniare al processo Ruby-Ter

Durante il lungo ricovero in ospedale i medici non sono mai riusciti a comprendere l'origine del suo malessere e dei suoi dolori. Lei, al suo avvocato, aveva confidato il sospetto di essere stata avvelenata. Al momento una delle poche certezze è la concentrazione piuttosto alta di alcuni metalli nel suo sangue (cobalto, cromo, molibdeno e nichel), ma non è per niente chiaro come la modella sia entrata in contatto con loro e comunque sarebbe escluso l'avvelenamento da questi metalli. Così gli inquirenti hanno concesso una proroga all'istituto di medicina legale che ora ha altri trenta giorni per l'analisi successiva all'autopsia.

Sembrano esclusi elementi radioattivi, in un primo tempo rilevati nel sangue ma poi non trovati negli organi di Fadil. Tutte le ipotesi restano quindi aperte e l'inchiesta aperta dalla procura non ha né un'ipotesi di reato né tantomeno indagati. 

Imane Fadil: il caso

Il caso di Imane Fadil si intreccia inevitabilmente con il caso Ruby. La modella partecipò ad alcune delle "cene eleganti" ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi ed era una teste chiave del processo Ruby Ter, in cui l'ex presidente del consiglio è accusato di corruzione di testimoni per il processo principale (in cui rispondeva di prostituzione minorile e concussione), in cui venne assolto.

Fadil (insieme ad altre due giovani che avevano preso parte ad alcune o ad una sola delle cene) aveva anche chiesto di costituirsi parte civile ma in un primo tempo il Tribunale di Milano aveva accolto la richiesta dei legali di Berlusconi di non ammetterle. Le tre modelle avevano però presentato nuovamente un'istanza in tal senso a gennaio.

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La 34enne, durante il lungo ricovero in ospedale, aveva rivelato al suo avvocato difensore di sospettare di essere vittima di un avvelenamento, ma finora le analisi (disposte dopo il decesso) non hanno evidenziato riscontri in tal senso, né con veleni né con sostanze radioattive, anche se sono state trovate tracce piuttosto alte di quattro metalli non radioattivi.

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