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La metro di Milano

Milano, tangenti per i lavori Atm: la procura chiede il giudizio immediato di 13 persone

Nei guai anche Paolo Bellini, secondo l'accusa avrebbe architettato il sistema di mazzette e appalti truccati

Giudizio immediato. È la richiesta della procura di Milano per le 13 persone arrestate a giugno 2020nell'ambito dell'inchiesta con al centro un presunto sistema di mazzette e appalti truccati per i lavori di manutenzione della metropolitana di Milano. Un sistema che, secondo l'accusa, sarebbe stato governato da Paolo Bellini, funzionario di Atm. Nei prossimi giorni la richiesta, firmata dal Pm Giovanni Polizzi, verrà valutata dal gip Roberto Crepaldi. 

L'incidente probatorio è andato avanti per qualche settimana a più riprese. Gli indagati non solo hanno `cristallizzato´ la ricostruzione sui capitoli della vicenda su cui ora si chiede il processo saltando l’udienza preliminare, ma hanno anche consentito di approfondire altri filoni di indagine.

Tangenti in Atm: gli arresti

Gli arresti erano scattati nella giornata di martedì 23 giugno. Le accuse mosse, a vario titolo, erano associazione a delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la pubblica amministrazione e in particolare corruzione, turbativa d'asta, peculato, abuso d'ufficio e falso in atto pubblico.

Le indagini avevano riguardato in totale 30 persone fisiche e otto società. Gli investigatori, più nel dettaglio, avevano passato sotto la lente d'ingrandimento otto gare d'appalto per un importo complessivo di 150 milioni di euro.

Secondo le indagini, il metodo seguito dall'associazione consisteva nell'offrire alle imprese interessate a partecipare alle gare d'appalto indette da Atm la consulenza del pubblico ufficiale, sotto forma di fornitura di materiale e informazioni privilegiate, trafugate dalla stazione appaltante, o garantendo la possibilità di sopralluoghi e riservati e perfino la supervisione e correzione delle bozze di offerta, fino all'indicazione precisa delle percentuali di ribasso da offrire ad Atm per battere le imprese concorrenti.

Il tutto, sempre secondo gli investigatori, in cambio della promessa di versamenti in denaro, proporzionali al valore d'appalto e cadenzati mensilmente, e all'impegno da parte dell'impresa aggiudicataria di coinvolgere nell'esecuzione delle opere, in qualità di subappaltatori, altre società con le quali il funzionario avrebbe concordato remunerazioni illecite. Fra ottobre 2018 e luglio 2019 sarebbero state registrate promesse e versamenti di denaro per oltre 125mila euro, oltre a diverse utilità quali prestazioni di servizi e benefit vari.

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