Stabile occupato in Molise: collettivi liberano ex macello

L'occupazione iniziata venerdì è terminata questa mattina. Spiegano i promotori dell'iniziativa: "L'occupazione era temporanea". Lo scopo: rendere visibile il problema degli spazi inutilizzati in città

occupazione_viamolise_esternoMilano Today domenica mattina si è recata in viale Molise, stradone di periferia est, per visitare la palazzina occupata venerdì scorso da Zam-Racaille, una nuova sigla nel panorama milanese dell’autonomia che racchiude una serie di collettivi. Il nome significa Zona Autonoma Milano ma ricorda anche il termine, traducibile in “feccia”, con cui nel 2005 Nicolas Sarkozy, allora ministro dell’Interno, appellò i giovani in rivolta nelle periferie parigine. Dopo l’avvertimento di De Corato secondo cui si sarebbe svolto un rave party, uno s’aspetta di trovare di tutto. E invece è tutto pulito. Di rave nemmeno l’ombra.

Zam-Racaille ha promosso un’occupazione a termine, che è iniziata venerdì ed è finita stamattina. La palazzina è stata la sede della borsa delle carni, prima che la proprietà (la So.Ge.Mi.) spostasse l’attività nel recinto dell’Ortomercato, a due passi da qui, e ne facesse degli uffici, per poi lentamente lasciarla in abbandono.

“Alcuni residenti sono venuti incuriositi proprio per  vedere com’è l’edificio all’interno”, ci spiega Andrea (dei Corsari). “Da anni – continua - vedevano il palazzo in stato fatiscente e non lo conoscevano”. In effetti l’abbandono è evidente. Il primo piano, quello con gli uffici, è un cumulo di macerie (legno e cemento) che non sono mai state rimosse.

“La proprietà è arrivata con la Digos”, prosegue Andrea, “soprattutto per indicarci le parti pericolanti, come il lucernario o lo stesso primo piano, a cui abbiamo impedito l’accesso a quelli che sono venuti in questi giorni e in queste serate. Abbiamo fatto due serate con dj-set e area bar a cui hanno partecipato molte persone, e sabato pomeriggio quattro assemblee: una su questioni di genere, una di studenti medi, una di studenti universitari e infine un’assemblea nazionale sul lavoro, a seguito della manifestazione romana del 16 ottobre, a cui ha partecipato anche la Fiom”.

Gli chiediamo per quale ragione occupare, e perché temporaneamente. “Facciamo parte di diversi collettivi che sentono il bisogno, innanzitutto, di misurarsi in vista di arrivare a una vera e propria occupazione, per la quale non ci siamo dati limiti temporali. Inoltre intendiamo rendere visibile il problema degli spazi inutilizzati in città”.

L’occupazione temporanea di viale Molise s’inserisce in un contesto “caldo” sulla piazza milanese. Ci dice Andrea: “Non abbiamo contatti ufficiali, cioè politici, con i ragazzi che hanno preso prima la Bottiglieria di via Savona e ora l’ex stamperia di via Giannone, ma guardiamo con interesse a ciò che fanno, perché è un lavoro importante e lo stanno compiendo bene, con dei risultati”.

Anche se non così rilevante per un’occupazione temporanea, inevitabile un commento sui contatti e i rapporti col quartiere. “Appena arrivati abbiamo trovato automobili con vetri rotti, e ci siamo resi conto che è una zona difficile. Ci siamo preoccupati di sorvegliare questi cento metri di strada in modo che non succedesse nulla. In questo modo vogliamo anche dare un segnale: la sicurezza non è il coprifuoco, la strada deserta, le auto della polizia che passano coi lampeggianti, ma è rendere vivo un luogo anziché lasciarlo vuoto. In questo caso, poi, l’edificio è abbastanza lontano dalle case, per cui gli abitanti non hanno sentito la musica delle nostre serate. Alcuni ragazzi della zona erano contenti che si fosse aperto un nuovo spazio”.

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Con Pietro, della Rete Studenti Milano, parliamo più nello specifico dell’affollata assemblea di studenti medi. “Abbiamo convenuto di creare un progetto di lotta che unisca studenti, operai e precari, in modo che queste categorie non agiscano separatamente ma si auto-identifichino in una “classe” che lotta per i diritti”. Aggiunge Andrea: “questo è stato poi confermato dalla successiva assemblea sul lavoro con la Fiom, a riprova che è la strada giusta per una stagione di lotte”.

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