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"Il Comune assegna case popolari ai rom". Ma sono solo il 4%

L'accusa di un consigliere regionale di Forza Italia, Altitonante. Ma per le cifre (comunque molto basse) si è calcolato il numero di cognomi romeni. Che non vuol dire affatto rom

Case popolari a Milano

"Il comune assegna case popolari ai rom". E a prezzi stracciati. La denuncia è di Fabio Altitonante, consigliere regionale di Forza Italia, area socialista. La storia è finita dapprima su Affari Italiani. Ma l'assessore alla casa del comune di Milano, Daniela Benelli, smentisce. Insommma, sembra un "giallo". Cifre, leggi, graduatorie, deroghe: un intreccio che è utile analizzare per filo e per segno, altrimenti si rischia di non capire come stiano le cose in realtà. Cominciamo dalla fine.

I numeri 'paventati' da Altitonante corrispondono al 4% delle assegnazioni. Un polverone che riguarda quattro assegnazioni su cento. Basato poi non sull'etnia, ma su nomi e cognomi di cittadini romeni. Ma ora riprendiamo il filo.

Le case popolari vengono assegnate in due modi: o con la normale graduatoria, o con la deroga (al massimo il 25% all'anno, a meno che il comune non ottenga una ulteriore deroga dalla regione, che per il 2015 non ha ottenuto) per le situazioni di grave disagio e bisogno. La graduatoria viene stilata "in automatico" basandosi sui criteri della legge regionale. I comuni prendono i nomi dei primi in graduatoria e li inviano ai gestori di case popolari: a Milano, MM (per quelle del comune) e Aler (per quelle di Aler). I gestori procedono materialmente all'assegnazione dell'alloggio. L'alloggio, quindi, viene assegnato a un nominativo indicato dal comune, sulla base però di stringenti criteri della legge regionale. 

Poi c'è l'assegnazione in deroga. Una apposita commissione (tecnica) valuta lo stato di necessità del nucleo familiare, anche qui attraverso criteri fissati dalla legge regionale: nuclei soggetti a procedure esecutive di sfratto o che debbano lasciare l'alloggio in seguito a eventi come le calamità naturali, oppure che necessitino di urgente sistemazione abitativa, anche a seguito di gravi eventi lesivi dell’integrità psico-fisica e personale, con particolare riguardo alle donne e ai minori, o infine che siano privi di alloggio o si trovino in alloggio antigienico o improprio. I numeri sono altissimi per via della crisi economica, che a molti ha fatto perdere il posto di lavoro.

I NUMERI - Stando ad Altitonante, negli ultimi due anni "la giunta Pisapia ha assegnato almeno 80 appartamenti a rom e, di questi, più del 70% è stato assegnato in deroga". Sì, ma quanti appartamenti sono stati assegnati in totale negli ultimi due anni? Secondo i numeri forniti da Daniela Benelli, assessore alla casa, prima che scoppiasse la polemica sui rom, il 25% delle assegnazioni annuali corrisponde a circa 250 assegnazioni. Dall'ufficio stampa dell'assessorato alla casa, interpellato da MilanoToday, arrivano i numeri esatti: 2.043 alloggi nel 2013-2014, di cui 653 in deroga (il 30%, perché la regione ha consentito si superasse il 25%). Dei 2.043 alloggi, 73 sono andati a famiglie straniere comunitarie (quindi di tutta l'Ue esclusa l'Italia). 

Insomma, per Altitonante il 4% degli alloggi popolari è stato assegnato ai rom in due anni: 80 su circa 2 mila. Ma per l'assessorato alla casa, si è trattato di 73 su 2.043 (3,6%) non ai "rom" ma a nuclei stranieri comunitari. Quindi anche spagnoli, francesi, inglesi, tedeschi, danesi, polacchi e così via. Quanti siano i rom, effettivamente, nessuno può saperlo, anche perché - come accennato all'inizio - in graduatoria non viene indicata l'etnia di un nucleo richiedente. Dal nome romeno si deduce un'appartenenza all'etnia rom? Errato, visto che - secondo il censimento romeno del 2011 - i rom rappresentano il 3,25% dei romeni.

A ciò s'intreccia un'altra questione: le assegnazioni in generale (anche quelle in graduatoria, quindi) sono - per il 70% dei casi - nella fascia massima di 'protezione', con un canone mensile di appena 50 euro, sempre stando alle cifre fornite da Altitonante. Attenzione a concludere che "i rom hanno la casa a 50 euro al mese": ce l'hanno a 50 euro al mese tutti coloro che vivono in stato di estrema povertà. Rom, italiani, svedesi.

BENELLI: "NON FAVORIAMO NESSUNO" - La replica dell'assessore comunale alla casa Daniela Benelli non s'è fatta attendere. La ricaviamo da Affari Italiani, confermata dall'ufficio stampa dell'assessorato. Benelli ribadisce che i criteri, fissati dalla legge regionale, non parlano di nazionalità e chiedono soltanto - per gli stranieri - il regolare permesso di soggiorno e - per tutti - la residenza da cinque anni in Lombardia. Quindi nessuna discrezionalità, nemmeno per le assegnazioni in deroga, che comportano una selezione interna a chi è già in graduatoria, sulla base di criteri anch'essi fissati dalla legge regionale, tramite il lavoro di una commissione tecnica trasparente.

"NON C'E' IL CRITERIO DELL'ETNIA" - Come è ovvio, da nessuna parte nella graduatoria è indicata l'etnia delle persone. Infatti Altitonante si è basato su nomi e cognomi, concentrandosi su quelli apparentemente romeni. E' bene ricordare che, stando al censimento romeno del 2011, il 3,25% dei romeni è di etnia rom. Meno di quattro su cento. Di che cosa stiamo parlando?

LA NUOVA LEGGE - Sullo 'sfondo' della questione, la nuova legge regionale sulla casa, in preparazione. Il sospetto è che determinate dichiarazioni siano funzionali, politicamente, ad alzare la tensione per prendere provvedimenti ancora più stringenti di quelli attuali. Spiega ancora la Benelli: "Non vorrei che passasse l'idea scellerata che saranno i gestori (Aler, MM e altri, n.d.r.) a scegliersi gli inquilini. Allora sì che ci sarebbero discrezionalità e discriminazione".

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