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Le dimissioni farsa: se il presidente prende in giro tutti tranne sè stesso

Prima un tweet con scritto "le mie dimissioni", poi la retromarcia. E forse, ancor più dei giornalisti, a essere presi per i fondelli sono i cittadini

Uscendo dalla sala per le conferenze stampa di Palazzo Isimbardi molti giornalisti scherzosamente dicevano: "E' finita la non conferenza stampa dove sono state annunciate le non dimissioni di Podestà""Siamo stati attirati qui grazie ad una strategia sporca", borbottava qualcuno. "L'avranno chiamato dall'alto", dicevano altri.

La sensazione generale era quella di essere stati "usati" dal presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Forse voleva solo un po' di luce mediatica, oppure voleva radunare più testate possibili per urlare al megafono le difficoltà delle province, non si sa, ma di fatto lo ha fatto in maniera scorretta.

Già alle 15:45 la sala era gremita di addetti ai lavori, come capita di rado. C'erano non meno di 15 cameraman, più una pletora di giornalisti e fotografi. Quotidiani, settimanali, televisioni, testate web, agenzie, radio, c'erano tutti. La strategia, poco limpida, portata avanti da Podestà e dal suo staff, è sembrata studiata nei minimi particolari.

Poche ore prima delle 16 l'annuncio delle dimissioni. Anche sul profilo Twitter del politico pidiellino: "Alle 16 conferenza stampa sulle ragioni delle mie dimissioni. Governare una Provincia in queste condizioni è (quasi) impossibile".

Un annuncio verosimile visto che in contemporanea stavano rassegnando le dimissioni diversi presidenti di provincia in tutta Italia. Uomini desiderosi di candidarsi alle elezioni parlamentari nel 2013. Il 9 ottobre era il termine ultimo per farlo.

Anche al suo arrivo in sala stampa Podestà ha inanellato una serie di motivazioni per le quali si sarebbe potuto dimettere: "Ambizione personale", "tagli" e "l'avvento dell'area metropolitana". E mentre ormai molti lanci di agenzia erano stati battuti, Podestà - grazie all'uso di una lodevole dialettica - ha corretto il tiro e ha fatto retromarcia. "Non do le mi dimissioni per senso di responsabilità verso questa amministrazione".

Tutti i presenti, consiglieri provinciali inclusi, sono rimasti con un senso di amaro in bocca. Non perché il presidente alla fine non si sia dimesso - cambiare idea era un suo diritto - ma per la sensazione di essere stati portati lì con l'inganno. E come se andassi a un matrimonio e, dopo aver visto gli sposi, il prete ti spiegassi che è un non matrimonio.

E a Palazzo Isimbardi, martedì pomeriggio, ci siamo sentiti molto "invitati" a questo sposalizio.

 

Dimissioni annunciate su Twitter-3-2

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