Dalle zone ai municipi: approvata l'elezione diretta dei presidenti

Dopo l'inserimento in statuto, ecco il secondo tassello. Ora mancano le attribuzioni di competenze (e di soldi)

Seduta del consiglio di zona 2: le zone diventano municipi

Un passo avanti nella trasformazione delle zone di Milano in municipi: il consiglio comunale, il 28 gennaio, ha approvato la delibera che costituisce i municipi e introduce l'elezione diretta dei loro presidenti. 22 i favorevoli, 6 i contrari e 11 gli astenuti. A ottobre i municipi erano stati inseriti nello statuto del comune di Milano. Manca ora un altro tassello, il più importante di tutti: la delibera che trasferirà le deleghe dall'apparato centrale alle sedi decentrate del comune. Ci lavorerà il consiglio comunale nelle prossime settimane, in modo da partire già con le elezioni amministrative di giugno 2016.

«Un’ottima notizia per i milanesi, perché significa che nel prossimo futuro la figura politica più vicina ai cittadini sul territorio potrà essere scelta direttamente. In questo modo il rapporto tra le nuove municipalità e il territorio sarà ancora più forte», ha commmentato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia.

I municipi saranno sempre nove, come le attuali zone. Tramontata così definitivamente l'idea iniziale di aumentarli di numero, fino a undici o dodici, superando in parte la suddivisione "a spicchi" e valorizzando alcune aree del semicentro cittadino. Nessuna modifica di confini, quindi i municipi rispecchiano le zone come le conosciamo oggi.

Novità importante invece, si diceva, è l'elezione diretta del presidente di municipio. Oggi il candidato a presidente del consiglio di zona è indicato informalmente dalla coalizione, e si candida come capolista di uno dei partiti della stessa. Condizione indispensabile perché diventi davvero presidente è che sia eletto consigliere. Nel 2011, in zona 7, è successo che il candidato designato di centrosinistra (un esponente dell'Italia dei Valori) non venisse eletto in consiglio e ne nacquero diverse polemiche tra l'Idv (che in sostituzione indicò la prima eletta) e il resto del centrosinistra (che preferì Fabrizio Tellini, secondo eletto).

Con la riforma, invece, il presidente viene indicato dalla coalizione fin nella scheda elettorale, esattamente come per il sindaco dei comuni sopra i 15 mila abitanti. E' possibile il voto disgiunto (si vota per una lista della coalizione X ma per il candidato a presidente di municipio della coalizione Y) e si terrà il secondo turno (ballottaggio) tra i due migliori candidati, se nessuno ha superato il 50% dei voti espressi.

I consiglieri di municipio saranno 31 compreso il presidente. Nelle liste (da 20 a 30 candidati ciascuna) un genere non potrà essere rappresentato da più di due terzi dei candidati. Per presentare una lista occorrono da 300 a 600 firme, ma se il contrassegno è identico a quello di una lista contemporaneamente presentata per le elezioni comunali, raccogliere le firme anche per i municipi non è necessario.

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