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Il Tribunale di Sorveglianza si difende su Corona in carcere: «Toni violenti»

L'ormai nota decisione di riportare in carcere l'ex agente fotografico continua a fare discutere

Interviene direttamente la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano sul caso di Fabrizio Corona, recentemente tornato in carcere per decisione dello stesso organismo, cosa che ha fatto molto clamore sui social, nel mondo politico e sui giornali. Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale, difende (ovviamente) l'operato del suo collegio.

«Una recente decisione è stata e continua ad essere oggetto di attenzione mediatica dai toni a tratti violenti e personalistici», si legge in una nota firmata dal magistrato: «Pur nella consapevolezza che le decisioni giudiziarie sono oggetto di legittima critica, questa non deve negare il dovuto rispetto alle persone e alla funzione giudiziaria che esercitano, tenuto conto dell'esistenza anche di appositi mezzi di impugnazione quali sedi proprie per la discussione del merito delle decisioni».

La decisione su Corona

A Corona era stato concesso, in precedenza, il differimento di pena alla detenzione domiciliare per permettergli di poter curare la sua dipendenza dalla cocaina. Tuttavia il sostituto procuratore Antonio Lamanna aveva chiesto l'annullamento del differimento di pena perché l'ex agente fotografico avrebbe violato alcune prescrizioni impartite per i domiciliari, tra cui la partecipazione a programmi televisivi (peraltro collezionando denunce per diffamazione) e l'utilizzo dei social network. E la giudice Marina Corti, del Tribunale di Sorveglianza di Milano, dando ragione alla procura, aveva disposto di fatto il ritorno in carcere per Corona.

La reazione dell'ex "re dei paparazzi"

Corona, però, aveva reagito ferendosi ai polsi e mostrando su Instagram il sangue nel suo appartamento, proprio mentre la polizia era a casa sua per portarlo in un istituto di reclusione. Portato in ospedale, secondo il suo legale Ivano Chiesa si era autoinferto un'altra ferita. Nel frattempo montava la polemica sulla decisione di farlo tornare in carcere. Perfino Adriano Celentano aveva scritto (direttamente all'ex re dei paparazzi) una lettera in cui, in sostanza, riteneva ingiusta la condanna a Corona mentre «non si contano i casi di individui che hanno assassinato una o più persone e, solo dopo 5 o 6 anni di buona condotta, escono di prigione». 

Corona intanto veniva anche denunciato per le minacce ai magistrati, pronunciate durante la diretta Instagram mentre la polizia era in casa sua: «Questo è solo l'inizio, dottoressa Corti, signor Lamanna questo è solo l'inizio. Quant'è vero Iddio sacrificherò la mia vita per togliervi da quelle sedie», aveva detto. Infine, il 22 marzo Corona era stato riportato in carcere, a Monza.

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