Milano si sveglia nel 'day after': e tutti i cittadini aiutano a pulire

La Regione stanzierà un milione e mezzo di euro. L'analisi: i danni sono stati ingenti, ma è un miracolo che non ci siano stati morti e feriti. Per evitare il tutto bisognava blindare Milano, vietare la manifestazione. E sarebbero state polemiche a non finire. Polizia e carabinieri hanno controllato i facinorosi, evitando i contatti violenti

Una delle foto simbolo della giornata, con un disabile-black bloc (foto Gemme)

La Regione Lombardia mettera' a disposizione un milione e mezzo di euro per risarcire i cittadini dei danni subiti durante gli incidenti di venerdì nel corso della manifestazione No Expo a Milano.

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni al termine del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza, il 2 maggio.

Nel frattempo Milano, nel "day after", si è già rimboccata le maniche per ripulire la città, dopo la devastazione di venerdì 1 maggio ad opera di "black bloc" nel corteo No Expo. L'Amsa è al lavoro dalla notte, con un servizio straordinario. Decine di cittadini stanno aiutando gli operatori ecologici a pulire le scritte sui muri. E' presto per fare una stima, ma i danni si possono calcolare in qualche centinaio di migliaio di euro; le auto distrutte sono decine, le vetrine infrante altrettante. Ci sono danni all'arredo urbano - fioriere, cartelli stradali divelti, pezzi di asfalto eradicati e usati come proiettili - nella zona da via Carducci a via De Amicis, aree centralissime. 

Molti, nelle dichiarazioni a caldo dopo i fatti, hanno chiesto le dimissioni del ministro dell'Interno Angelino Alfano, del primo ministro Matteo Renzi, della giunta guidata da Giuliano Pisapia e puntato il dito contro la prevenzione dell'evento: "Si poteva evitare tutto questo". Nessuno ha una sfera di cristallo, ovviamente. Di dietrologia sono tutti professori. Un'analisi più analitica, oggettiva e fredda dice ben altro: no, non si poteva evitare tutto questo. O almeno era difficilissimo, per un concatenarsi di cause: l'enorme risonanza mediatica che avrebbe dato la manifestazione, l'arrivo dall'estero di facinorosi 'professionisti' (comunitari, e quindi bloccabili solo parzialmente e con metodi legislativi non troppo stringenti, basti pensare agli 'sbadigli' con i quali francesi e tedeschi hanno risposto alle richieste della questura di Milano) e, non ultima, l'imprevedibilità e lucida follia di chi, in gruppo, non ha nulla da perdere.

L'alternativa era quella di blindare Milano. Vietare l'accesso alla Cerchia dei Bastioni; chiudere, in sostanza, la città. E le proteste per il "leso diritto di manifestazione" sarebbero state feroci, un mantra sulla "democrazia violata" che si sarebbe spento in settimane. 

Che il bilancio ufficiale parli di 11 agenti contusi e nessuna persona gravemente ferita è un mezzo miracolo. Tantissimo è stato sequestrato nei giorni precedenti all'apertura di Expo, dai martelletti alle bombe carta, e le forze dell'ordine sono riuscite a circoscrivere l'area di attacco dei devastatori; con manovre diversive i caschi neri hanno cercato di distogliere polizia e carabinieri dalla protezione della "zona rossa", centralissima, ma non vi sono riusciti. C'è stata una sorta di sfogatoio in via Vincenzo Monti, e poi la situazione è lentamente tornata alla calma, dopo due ore di tensione. Non ci sono stati scontri ravvicinati, non ci sono stati contatti. Si è evitato il peggio.

Tradotto: è tristemente meglio avere auto incendiate e vetrine divelte che morti e feriti. Sembra una bestemmia. E chi ha ha avuto la macchina in cenere o i vetri rotti ha tutte le ragioni per insultare chi sta scrivendo. Fa bene. L'idiozia di chi distrugge non ha confini. Ma in questo caso il meccanismo oliato da via Fatebenefratelli - gli agenti e i militari dell'Arma hanno tenuto i nervi saldi non rispondendo alle provocazioni - ha funzionato bene. "Grazie al lavoro straordinario delle forze delle ordine e di chi era la' in prima linea l'area dei disordini e' rimasta circoscritta", ha detto anche procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, capo del pool antiterrorismo che coordina le indagini sulle devastazioni. 

Romanelli, inoltre, ha chiarito che da parte delle forze delle ordine, nei giorni precedenti alla manifestazione contro l'Expo, e' stato effettuato anche un "grande lavoro, e fatto molto bene, dal punto di vista dell'attivita' preventiva e di monitoraggio". Il riferimento e' alla serie di perquisizioni della Digos e della polizia di Stato in appartamenti occupati e in altri luoghi, tra cui anche un centro sociale, che hanno portato ad alcuni arresti e al sequestro di materiale, come mazze, kit per fabbricare molotov e picconi. A seguito delle perquisizioni, inoltre, sono stati adottati dalla questura e poi convalidati dai giudici anche una serie di provvedimenti di espulsione di stranieri, tra cui francesi e tedeschi, che potevano rappresentare un pericolo per l'ordine pubblico.

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