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E due: anche l'assessore regionale all'Ambiente indagato per corruzione

Dopo Zambetti (denaro alla'ndrangheta in cambio di voti) è la "volta" di Raimondi, assessore ambientale. Avrebbe accelerato l'iter per la costruzione di una discarica di amianto

E due. Dopo Domenico Zambetti, accusato di aver preso voti dalla 'ndrangheta, un altro assessore della giunta Formigoni è indagato. E' il 15esimo politico in questa legislatura (che nelle parole del numero uno Roberto Formigoni arriverà presto al termine). 

Stravolta non si parla di 'ndrangheta, ma dell'inchiesta che ha coinvolto l'esponente Pdl Nicoli Cristiani. Marcello Raimondi, assessore regionale all'Ambiente (Pdl), è indagato per corruzione come i due esponenti della "Compagnia delle opere" di Bergamo, il braccio economico di Cl, perquisiti martedì dalla Gdf di Milano.

Raimondi è coinvolto nell'indagine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dei sostituti Paolo Filippini e Antonio D'Alessio perché avrebbe tentato di accelerare l'iter amministrativo per l'autorizzazione di una discarica nel Cremonese, culminato nella delibera numero 1.594 approvata dalla giunta regionale il 20 aprile 2011 su proposta diretta del governatore Formigoni.

"Una delibera - scrive Giuseppe Guastella sul Corsera - che superava la legge regionale e l'opposizione della Provincia di Cremona, che temeva che i rifiuti pericolosissimi potessero inquinare la falda acquifera. Atto peraltro mai pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione". 

Tra i nomi iscritti a Milano per concorso in corruzione ci sono alcuni dei dieci arrestati dalla procura di Brescia (Nicoli Cristiani, Locatelli e sua moglie Orietta Pace Rocca) ai quali Robledo-Filippini-D'Alessio hanno aggiunto quelli del presidente della Cdo di Bergamo Rossano Breno (dimessosi mercoledì dopo essere stato perquisito) e l'ex suo vice Luigi Brambilla, che si dimise quando il suo nome emerse dagli atti dell'inchiesta bresciana.

Sono accusati di aver preso da Locatelli circa 210 mila euro (25 mila in contanti, il resto per consulente fittizie) come "pagamento delle promesse corruttive" e di aver poi fatto da "mediatori presso i pubblici ufficiali della Regione" favorendo "atti contrari ai doveri d'ufficio".

"Se i soldi a Breno e Brambilla - scrive ancora il Corriere -, secondo l'impostazione dei pm, dovevano servire a pagare i politici, per ammansire i funzionari regionali, sui quali si sta indagando, l'imprenditore contava invece sui buoni uffici dei vertici della Cdo e del movimento cattolico. Per questo avrebbe eseguito gratuitamente lavori di ristrutturazione per un milione di euro nella scuola della Fondazione Imiberg di Bergamo legata a Cl. Ai pm l'imprenditore ha dichiarato di aver pagato anche se "l'autorizzazione era un atto dovuto" e "legittimo"". 

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