Esondazioni del Seveso, ancora bloccate dopo anni le vasche di laminazione

I fondi del Governo erano arrivati anni fa. Ma, nei territori in cui dovrebbero essere realizzate, nessuno le vuole

Piazza Carbonari dopo un'esondazione (Foto Twitter Matteo Liut)

Si sono chiuse le indagini su chi aveva responsabilità politiche nel Comune di Milano e in Regione Lombardia, ma il problema del Seveso e delle sue esondazioni è ancora lì, intatto, senza alcuna soluzione non tampone. Le cinque vasche di laminazione che avrebbero dovuto essere realizzate, in particolare, non esistono ancora, nonostante lo stanziamento del Governo di oltre 122 milioni di euro. Eppure se ne parla da parecchio tempo. 

Pisapia nel 2014: "Il Governo mi ha detto che presto partiranno i lavori"

I disastri più grandi il Seveso li ha fatti nel corso del 2014, prima a luglio e poi a novembre quando addirittura le acque sono arrivate ad invadere il quartiere Isola. Mai così in centro prima, mai dopo. Sono trascorsi ben quattro anni. Il progetto dell'agenzia interregionale del Po (Aipo) era già sulla carta. 

Video: esonda il Seveso e si allaga la stazione Garibaldi

Cos'è mancato allora? Sicuramente la volontà politica di procedere, perché nei territori interessati dalle future vasche (Comuni a nord della città) nessuno le vuole. Sindaci, consigli comunali, comitati di cittadini si sono messi di traverso mentre la politica regionale, con l'eccezione del Movimento 5 Stelle, vedeva nelle vasche di laminazione l'unica soluzione al problema.

Senago: assessore "licenziato" durante il consiglio perché contrario alle vasche

Ora che gli ex sindaci di Milano Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, con i loro ex assessori con delega alla questione del Seveso Marco Granelli e Riccardo De Corato, insieme all'ex presidente della Regione Roberto Formigoni e agli ex assessori regionali Davide Boni e Daniele Belotti sono indagati (e su di loro si sono chiuse le indagini), l'esponente pentastellato Massimo De Rosa (che peraltro risiede a Cormano) ha buon gioco a puntare l'indice proprio contro le scelte di Comune e Regione, che attendevano le vasche di laminazione contestate invece da De Rosa e dagli attivisti 5 Stelle.

D'altronde gli indagati si dichiarano tutti sereni e fiduciosi nella giustizia, aggiungendo di avere fatto sempre e soltanto ciò che dicevano loro i tecnici (comunali o regionali). Talvolta prevedendo e prevenendo le esondazioni, talaltra no. 

Delle cinque vasche previste, la prima (secondo il corso del Seveso) è a Lentate, in Brianza. Poi, scendendo, avrebbero dovuto essere realizzate due vasche a Varedo e a Paderno Dugnano, ma nel frattempo si è deciso di unificarle. Proseguendo, la penultima vasca è stata pensata a Senago e l'ultima a Bresso, poco prima del confine con Milano e poco prima che il Seveso scenda sotto terra.

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Lavori in corso, quasi zero. Solo alcuni scavi a Senago, dove però è tutto bloccato e la politica locale, a cominciare dal neo sindaco leghista Magda Beretta, è contraria alla vasca. Il Comune di Bresso a sua volta ha presentato un ricorso che ha provocato uno stop direttamente da parte del governo. Per la vasca di Varedo, c'è ancora da bonificare il terreno. 

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