La vittoria di Beppe Sala: da Expo a Palazzo Marino

Come è andato il voto di ballottaggio: Sala è il nuovo sindaco di Milano

Beppe Sala festeggia (foto Facebook)

Beppe Sala è il nuovo sindaco di Milano. Al ballottaggio del 19 giugno ha "allungato" sullo sfidante di centrodestra Stefano Parisi (il distacco è ora di 17.500 voti contro i 5 mila del primo turno): il premier Matteo Renzi può "tenersi stretta" questa vittoria, che addolcisce in parte l'amaro di avere perso malamente Roma (ma era previsto) e Torino (ed era meno prevedibile) a favore del Movimento 5 Stelle. Il risultato milanese non se l'aspettavano nemmeno nelle stanze del Partito Democratico, dove davano Sala e Parisi "too close to call", troppo vicini per fare previsioni, ma con Parisi in leggerissimo vantaggio.

Il 51,7% conquistato dall'ex commissario Expo è dovuto all'apporto di alcuni voti dell'estrema sinistra (Milano in Comune di Basilio Rizzo, che aveva dichiarato il voto personale a Sala) e dei Radicali di Marco Cappato (che si erano collegati ufficialmente a Sala). Questi apporti sono stati indubbiamente determinanti per la vittoria, anche se Rizzo è stato certamente meno seguito di Cappato dai suoi elettori.

Ma determinanti sono stati anche gli elettori del Movimento 5 Stelle, che non hanno "ricambiato il favore" con la Lega Nord e il centrodestra. Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano chiesto ai propri elettori di votare per il candidato sindaco pentastellato laddove il ballottaggio era tra 5 Stelle e centrosinistra, e così è stato a Torino, a Roma e in vari altri comuni più piccoli (Pinerolo, Vimercate, Genzano, Pisticci, Carbonia, Porto Empedocle, Favara e così via).

Hanno avuto un peso anche i ultimi assi nella manica di Sala: i nomi di Gherardo Colombo per il comitato su trasparenza e legalità (che sarà piaciuto ad elettori di estrema sinistra e qualche pentastellato) e di Emma Bonino per le relazioni internazionali (nome fatto subito dopo l'apparentamento coi Radicali, che però sarà piaciuto anche a tanti elettori di centrosinistra più "tiepidi"). E ha avuto un oggettivo peso anche il "ritiro" del premier Matteo Renzi dalla campagna elettorale. L'immagine e il consenso del presidente del consiglio sono in declino e la scelta di restare defilato è stata probabilmente giusta per la vittoria, almeno a Milano.

Parisi è sconfitto, ma soltanto a metà. Nella noia di una campagna elettorale senza "botti", ha ricostruito una coalizione di centrodestra che, qualche mese fa, sembrava senza bussola. Ha ottenuto il quasi pareggio al primo turno, poi - come detto - ha pagato aspettative di rimonta che evidentemente posavano su basi non solidissime. Ma ora può ritagliarsi un importante ruolo nazionale, lo ha detto lui stesso nella prima reazione a caldo. Con la Lega Nord ridimensionata, Parisi potrebbe anche diventare leader della coalizione. E riposizionarla su basi più filo-Nato, più filo-europee, meno putiniane. Chissà. 

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Ora per Sala inizia il lavoro più difficile della sua vita: perché la "rivoluzione arancione" della giunta di Giuliano Pisapia non è certo compiuta. Dalle periferie arrivano richieste di ascolto che non potranno essere accantonate. Milano continua ad essere una città molto inquinata. E' diventata "a place to be", un posto in cui essere, anche grazie ad Expo, ma non durerà se non si valorizzeranno sempre più le sue energie e le sue potenzialità attrattive, dalla cultura all'economia. La sfida è aperta e sarà più complicata perché cinque Municipi su nove (che avranno più poteri delle vecchie Zone) sono ora in mano al centrodestra: Pisapia aveva tutte le Zone dalla sua parte. Presumibilmente si vedrà quindi più dialogo e più collaborazione tra le maggioranze decentrate e quella a Palazzo Marino. Concretezza e pragmatismo è dunque quello che ci si può aspettare dal sindaco Sala. Che non dovrà dimenticare nemmeno l'aumento delle astensioni e tutte le schede del ballottaggio in cui gli elettori hanno scritto (annullandole) che «nessuno dei due mi rappresenta».

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