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Foto da Milano in Comune

Foto da Milano in Comune

Maxi multa al consigliere Basilio Rizzo: espose in Galleria uno striscione "contro" Salvini

L'episodio il 18 maggio in occasione del comizio dei sovranisti europei in Duomo. Migliaia i milanesi che esposero striscioni e lenzuoli. Ora Rizzo fa ricorso: «Ho espresso valori costituzionali»

Alle "balconiadi", la protesta contro Matteo Salvini sotto forma di striscioni appesi ai balconi, aveva partecipato (il 18 maggio 2019, in occasione della manifestazione dei sovranisti europei in città) anche Basilio Rizzo, veterano del consiglio comunale di Milano, esponente della lista di estrema sinistra Milano in Comune. Ma lo striscione, appeso con fascette di plastica ai balconi del suo ufficio di consigliere, affacciato sulla Galleria Vittorio Emanuele, era stato tolto senza spiegazioni. Tanto che Rizzo, in un primo tempo, aveva pensato di sporgere denuncia contro ignoti per furto.

La notizia non era stata divulgata. Il 20 giugno, dopo inutili ricerche, finalmente Rizzo ha appreso che lo striscione si trovava presso l'ufficio verbali del servizio radiomobili della polizia locale, in via Custodi. Ed è un commissario di polizia locale a riferirgli di essere responsabile di una violazione amministrativa, e che lo striscione è stato oggetto di un sequestro amministrativo "contro ignoti". Non è ancora detto che sia stata la polizia locale a rimuoverlo, ma da vittima di furto Rizzo diventa colpevole di una violazione del Regolamento del Decoro Urbano (articolo 35, "Divieto d’imbrattare e deturpare segnaletica e manufatti nelle aree
pubbliche"). Più avanti gli viene comminata la multa di 500 euro (il massimo possibile), ma lui presenta un ricorso contro il Comune per chiedere l'annullamento dell'ordinanza d'ingiunzione.

Le "balconiadi" 

«Milano è città aperta ma dice no alle adunate fasciste e razziste». Così recitava lo striscione staccato (o strappato: ancora non si sa) dai balconi dell'ufficio di Rizzo. Ora si possono ricostruire con più precisione anche i dettagli della vicenda. Per esempio, si è venuto a sapere che il presidente del consiglio comunale Lamberto Bertolé e poi anche l'assessora alla sicurezza (e vice sindaco) Anna Scavuzzo, si sono adoperati per chiedere a Rizzo di togliere lo striscione appena esposto, nella stessa giornata del 18 maggio; poi, però, al rifiuto del consigliere, il giorno dopo lo striscione è stato comunque tolto da ignoti, ed è anche sconosciuta (per ora) la modalità. Sembra certo che nessuno sia entrato nottetempo nell'ufficio privato del consigliere, che è chiuso a chiave. Più probabilmente è stato tolto dall'esterno, da un altro balcone, strappandolo. Lo testimonierebbero le fascette rimaste intatte.

Le "balconiadi" erano nate, come iniziativa, perché qualche giorno prima, il 13 maggio, privati cittadini avevano esposto lo striscione «non sei il benvenuto» a un balcone di Brembate (Bergamo) in occasione di un comizio dell'allora ministro dell'Interno Salvini, ma la polizia, solerte, l'aveva fatto togliere. Un gesto che rasentava i limiti del potere coercitivo delle forze dell'ordine rispetto alla libertà di espressione del pensiero, tanto da far gridare molti all'abuso e da far organizzare la "rivolta" dei balconi. In breve, in ogni città in cui era atteso il leader della Lega apparivano striscioni e lenzuoli con un messaggio simile a quello di Brembate.

Il 18 maggio era il giorno di Milano: in piazza del Duomo era stato organizzato un raduno di sovranisti da tutta Europa, a cui ha partecipato anche Salvini. Così in città sono comparsi numerosi lenzuoli in ogni quartiere. In un caso, a San Siro, è scattata una denuncia per diffamazione. Lo striscione in quel caso recitava «Salvini amico dei mafiosi, nemico dei poveri». E ora si viene a sapere dell'episodio con Rizzo protagonista. 

«Striscione esprime valori costituzionali»

Secondo gli avvocati di Rizzo, non esisterebbe un "divieto" di esporre striscioni ai balconi, non essendo né manufatti su area pubblica né segnaletica, come invece recita l'articolo 35 del Regolamento invocato da chi ha elevato la multa. Ma soprattutto il contenuto dello striscione (si legge nel ricorso) «esprime valori costituzionali - la libertà, l'uguaglianza e l'antifascismo - che, in quanto tali, devono essere condivisi da tutta la comunità nazionale». Uno striscione, quindi, che «oltre a non potersi considerare "affisso", non ha in alcun modo imbrattato o deturpato un manufatto pubblico, ma si è limitato a ricordare quali sono i valori storici, culturali e costituzionali su cui si fondano Milano e l’Italia: nulla di indecoroso dunque, ma solo la legittima esposizione dei principi democratici alla base della nostra Repubblica», in un contesto in cui «si "tendeva" a propagandare il razzismo e la necessità di una svolta autoritaria (e antidemocratica) per la risoluzione dei problemi, nazionali e internazionali». 

Ed infine Rizzo e i suoi avvocati contestano la decisione di comminare la multa massima possibile (che andrebbe da 25 a 500 euro). Nel verbale d'ingiunzione questo viene giustificato affermando la «gravità della violazione commessa, con particolare riguardo all'allarme sociale provocato nella comunità rispetto alla percezione della violazione della legalità». Di quale allarme sociale si sta parlando?, si chiedono Rizzo e i legali.

E mentre per il 19 ottobre, in occasione della manifestazione romana di Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia contro il governo, i Sentinelli hanno indetto un'altra edizione delle "balconiadi", la settimana prossima Rizzo si presenterà davanti a Palazzo Marino con un barattolo di vetro (lo stesso che, da quando gli è stata comminata la sanzione, esibisce nell'aula del consiglio comunale) per un flash mob, una specie di "colletta simbolica" con raccolta di monete tra i passanti. In attesa di (almeno si spera) vincere il ricorso.

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